Un sistema produttivo che resiste, ma guarda al futuro con grande prudenza. È questo il quadro che emerge dall’Indagine congiunturale 2025 condotta da Confapi Industria Piacenza sulle piccole e medie imprese associate del territorio, che restituisce una fotografia realistica dello stato di salute dell’economia piacentina e delle aspettative per il 2026.
«I dati restituiscono l’immagine di un sistema produttivo che non arretra, ma che ha piena consapevolezza del contesto in cui opera – sottolinea il presidente Giangiacomo Ponginibbi – le imprese piacentine dimostrano capacità di tenuta, accompagnata però da un atteggiamento di grande prudenza nelle scelte per il futuro».
150 imprese coinvolte: la maggior parte ha meno di 50 addetti
L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 150 piccole e medie imprese di Piacenza e provincia, composto in larga parte da imprese manifatturiere di piccola dimensione. Oltre l’86% delle aziende intervistate ha meno di 50 addetti e più dell’83% registra un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro, confermando la struttura tipica del tessuto produttivo locale. La composizione settoriale evidenzia una netta prevalenza della metalmeccanica, dell’impiantistica, affiancate da edilizia, logistica, servizi e agroalimentare.
«Parliamo di un campione che rappresenta fedelmente il nostro territorio – spiega il direttore di Confapi Industria Piacenza Andrea Paparo – imprese piccole, manifatturiere, fortemente radicate e con margini di manovra limitati. È su questa struttura reale che vanno costruite politiche industriali e non su modelli astratti».
Aumento della produzione e del fatturato nel 2025
Nel corso del 2025, le imprese piacentine hanno mostrato una buona capacità di tenuta. Il 43% delle aziende ha registrato un aumento, in molti casi contenuto, della produzione, mentre il 29% ha evidenziato una contrazione; per il restante 28% i livelli produttivi sono rimasti sostanzialmente invariati.
Un andamento simile si riscontra sul fronte del fatturato: è cresciuto per il 42% delle imprese, è rimasto stabile per il 29% ed è diminuito per il 29%. Dati che delineano un sistema in equilibrio, ma privo di una reale spinta espansiva.
«Il 2025 conferma una buona capacità di resistenza – va avanti Paparo – c’è una quota rilevante di imprese che cresce, ma si tratta spesso di aumenti contenuti, che non cambiano il quadro generale: il sistema resta in equilibrio, senza una vera spinta espansiva».
Cautela per il 2026, ma anche qualche aspettativa
Le aspettative per il 2026, e in particolare per il primo semestre, sono dominate da un clima di cautela. Il 53% delle imprese di Piacenza prevede una produzione stabile, mentre il 24% si attende un aumento e il 23% una diminuzione. Anche il fatturato è atteso prevalentemente stabile dal 52% delle aziende, con una quota pari al 26% che prevede una crescita e il 22% che teme una flessione.
«Le aspettative per il 2026 ci dicono chiaramente che le imprese non vedono ancora un punto di svolta – fa presente il direttore – le previsioni di crescita e di calo si equivalgono, mentre prevale l’attesa. È un segnale di incertezza che non va sottovalutato».
Il nodo principale resta il mercato interno, percepito come l’elemento di maggiore incertezza: per il 2026, il 36% delle imprese piacentine prevede una riduzione del fatturato in Italia, a fronte del 21% che ipotizza una crescita; il restante 43% si attende una sostanziale stabilità.
Più equilibrate le aspettative sui mercati esteri, dove oltre il 70% delle aziende prevede volumi invariati, senza segnali di espansione nel breve periodo, confermando il ruolo dell’export come fattore di compensazione per molte imprese del territorio.
«Il mercato interno resta l’anello debole – spiega Paparo – oltre un terzo delle imprese prevede una riduzione del fatturato in Italia: è un dato che riflette la debolezza della domanda e la pressione sui consumi, soprattutto per le PMI. L’export continua invece a svolgere un ruolo di stabilizzazione, ma non di traino: la maggioranza delle imprese prevede volumi invariati, segno che anche sui mercati esteri manca, al momento, una vera dinamica di crescita. E anche il portafoglio ordini è sostanzialmente stabile. La domanda non è scomparsa, ma non presenta segnali di rafforzamento: questo spiega perché molte imprese scelgano di attendere prima di assumere impegni più strutturali». I dati lo confermano: sul fronte degli ordini, prevale una visione attendista con il 52% delle imprese di Piacenza prevede livelli invariati, mentre il 27% si attende un aumento e il 21% una diminuzione.
Occupazione e investimenti improntati alla prudenza
Il 21% delle imprese piacentine prevede nuove assunzioni nel 2026, a conferma di un quadro occupazionale sostanzialmente fermo, mentre il 58% esclude un incremento dell’organico e il restante 21% prevede una sostanziale stabilità o possibili riduzioni. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è considerato residuale: oltre l’84% delle aziende non ne prevede l’utilizzo, e nei casi ipotizzati si tratterebbe prevalentemente di strumenti ordinari e temporanei.
«Solo una minoranza di imprese prevede nuove assunzioni – spiega Ponginibbi – è un dato coerente con il quadro generale: le aziende difendono l’occupazione esistente, ma non vedono ancora le condizioni per ampliarla in modo significativo. Il ricorso agli ammortizzatori resta residuale, ed è un segnale positivo. Le imprese stanno reggendo l’urto senza fare ricorso a strumenti straordinari, ma questo non significa che il contesto sia privo di criticità. Anche gli investimenti non si fermano, ma sono selettivi e prudenti. Poco più di un terzo delle imprese investirà, principalmente per mantenere competitività ed efficienza. Non parliamo di espansione, ma di adattamento a un contesto complesso».
Effettivamente nel primo semestre del 2026, il 36% delle imprese di Piacenza prevede di avviare nuovi interventi, in un quadro che resta prevalentemente attendista, mentre il 64% non prevede investimenti nel periodo: gli interventi programmati non hanno carattere espansivo, ma rispondono soprattutto all’esigenza di mantenere competitività ed efficienza in un contesto complesso: si concentrano in larga misura su impianti e macchinari (58%), sul rafforzamento delle competenze del personale, sulla digitalizzazione e sull’efficientamento energetico. Scelte mirate, orientate più alla tenuta dei margini e all’adattamento dei processi produttivi che a una crescita dei volumi o dell’occupazione.
Preoccupazione per le materie prime per un anno “di transizione”
Resta elevata l’attenzione sui costi di produzione: se per oltre il 75% delle imprese l’impatto dei prezzi dell’energia resterà entro il 10%, desta preoccupazione l’andamento delle materie prime, che il 60% delle aziende prevede in aumento nel 2026, con potenziali effetti significativi su margini e politiche di prezzo nel corso dell’anno.
«Sul fronte energetico la situazione appare sotto controllo per molte imprese, ma resta un elemento da monitorare – spiega Paparo – anche piccoli scostamenti possono avere effetti rilevanti su margini già compressi. La vera preoccupazione riguarda le materie prime. Sei imprese su dieci ne prevedono un aumento dei costi nel 2026, con effetti diretti sulla redditività e sulla capacità di trasferire i rincari sui prezzi finali».
Nel complesso, l’indagine restituisce l’immagine di un sistema produttivo piacentino solido ma in fase di attesa, orientato a difendere i livelli raggiunti e a investire in modo selettivo.
«Il 2026 si apre come un anno di transizione in cui la priorità per le imprese resta la gestione dell’incertezza e il mantenimento della competitività, più che una crescita accelerata – conclude Ponginibbi – le aziende piacentine non rinunciano a investire e a innovare, ma chiedono stabilità, certezze e politiche industriali coerenti con la realtà delle pmi. Senza questo, la prudenza resterà la scelta obbligata».
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