La qualità dell’assistenza non dipende soltanto dalle tecnologie disponibili, ma dalla capacità di portarle là dove servono davvero: accanto alla persona, nella quotidianità della malattia. È da questa convinzione che nasce la nuova donazione di Aisla – Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica all’Azienda Usl di Piacenza: un emogasanalizzatore portatile destinato al reparto di Pneumologia e all’équipe multidisciplinare del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) Sla, che permetterà di effettuare valutazioni respiratorie immediate sia negli ambulatori specialistici sia direttamente al domicilio delle persone con Sla e nelle strutture residenziali.
Alla consegna della strumentazione hanno preso parte il direttore sanitario Andrea Magnacavallo, in rappresentanza del direttore generale Paola Bardasi, Sara Chiesa, direttore della Pneumologia e Utir con il dottor Angelo Mangia, Paolo Immovilli, direttore della Neurologia, Raffaella Bertè, direttore del dipartimento Cure primarie e delle Cure palliative, Roberto Antenucci, direttore dell’Unità spinale e Gracer, Elena Braghieri, case manager delle Cure primarie, Elisabetta Merigo per Odontostomatologia e vulnerabilità e Giustina Gattoni, infermiera del Pdta. A rappresentare Aisla ha partecipato Maurizio Colombo, tesoriere dell’associazione, accompagnato dal direttore generale, Grazia Micarelli, e dalle rappresentanti della sezione piacentina, Irene e Daniela Girometta, insieme a una piccola delegazione di familiari delle persone seguite dal Percorso diagnostico terapeutico assistenziale dedicato alla Sla.
L’emogasanalizzatore consente di analizzare in pochi minuti, attraverso un prelievo di sangue arterioso, parametri fondamentali quali pH, livelli di ossigeno e concentrazione di anidride carbonica. Dati indispensabili per valutare tempestivamente la funzionalità respiratoria e orientare le decisioni terapeutiche in una patologia come la Sla, nella quale il progressivo coinvolgimento della muscolatura respiratoria rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’evoluzione clinica.
L’utilizzo dello strumento direttamente durante la visita specialistica o nel corso delle visite domiciliari consentirà di evitare spostamenti non necessari, ridurre i tempi di attesa e mettere immediatamente a disposizione dei professionisti informazioni cliniche oggettive sulle quali modulare trattamenti come la ventilazione non invasiva, la ventilazione invasiva o l’ossigenoterapia.
Per le persone con Sla anche un semplice trasferimento può rappresentare un carico fisico ed emotivo significativo. Disporre della tecnologia direttamente nei luoghi di cura significa quindi migliorare non soltanto l’efficacia clinica degli interventi, ma anche la qualità della vita delle persone e delle loro famiglie.
L’emogasanalizzatore si inserisce in un modello organizzativo che l’Azienda Usl di Piacenza ha sviluppato negli anni attraverso un’équipe multidisciplinare capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di malattia, integrando competenze neurologiche, pneumologiche, psicologiche, riabilitative e assistenziali anche al domicilio. Attualmente il Pdta Sla segue circa 40 persone, molte delle quali già assistite direttamente presso la propria abitazione o nelle strutture residenziali.
“Il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale dedicato alla Sla è nato e continua a essere sviluppato con un obiettivo preciso: garantire alle persone cure di qualità attraverso un approccio multidisciplinare, integrato e sempre più vicino ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie – ha sottolineato il direttore sanitario Andrea Magnacavallo – Donazioni come quella di Aisla e il sostegno alla formazione dei nostri professionisti rappresentano un valore aggiunto prezioso perché arricchiscono un percorso già strutturato, rafforzandone ulteriormente la qualità. Aisla dimostra ancora una volta quanto il mondo del volontariato sia un partner fondamentale per il sistema sanitario: a nome dell’Azienda desidero esprimere un sentito ringraziamento all’associazione e, più in generale, a tutte le realtà del volontariato che, con sensibilità e concretezza, contribuiscono ogni giorno a migliorare l’assistenza offerta ai cittadini”.
“Quando Aisla sostiene una realtà come quella di Piacenza – ha commentato Maurizio Colombo,– non dona semplicemente una tecnologia. Investe nella possibilità che quella tecnologia cambi concretamente la vita delle persone, riducendo gli spostamenti, anticipando le decisioni cliniche e portando la cura sempre più vicino al luogo in cui la persona vive. È questo il significato più autentico della nostra collaborazione con l’Azienda Usl di Piacenza”.
L’impegno di Aisla a Piacenza non si esaurisce nella donazione della nuova strumentazione. Negli ultimi mesi l’associazione ha infatti sostenuto anche la formazione di Valentina Romano, finanziando un master universitario in Neuropsicologia. La presenza di competenze neuropsicologiche all’interno dell’équipe rappresenta un elemento strategico per il percorso di cura delle persone con Sla, consentendo una valutazione specialistica delle funzioni cognitive e un accompagnamento qualificato nei processi di pianificazione condivisa delle cure, favorendo una partecipazione realmente consapevole del paziente e della famiglia alle decisioni cliniche.
“Una presa in carico di qualità nasce dall’incontro tra tecnologia, competenze e organizzazione. Per questo Aisla sceglie di sostenere non solo strumenti innovativi, ma anche la crescita professionale delle équipe che ogni giorno accompagnano le persone con Sla. La vera innovazione è costruire una rete capace di essere competente, multidisciplinare e sempre più vicina ai bisogni della persona.”
La donazione dell’emogasanalizzatore e il sostegno alla formazione specialistica rappresentano due tasselli che arricchiscono ulteriormente un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale costruito negli anni per offrire una presa in carico sempre più qualificata, integrata e di prossimità. Una collaborazione consolidata tra Aisla e l’Azienda Usl di Piacenza, fondata sulla convinzione che la qualità dell’assistenza nasca dall’integrazione tra competenze professionali, innovazione tecnologica, formazione continua e vicinanza alle persone. Perché una buona sanità non è soltanto quella che cura bene. È quella che riesce a raggiungere le persone, soprattutto quando la malattia rende ogni spostamento più difficile.
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