“Io, prima di ogni altra cosa, sono una mamma a cui è stato strappato il bene più prezioso: uno dei suoi figli. Il dolore che provo è inspiegabile. Spesso le persone mi chiedono come faccio. Io non lo so. So solo che sopravvivo”.
Morena Corbellini, madre di Aurora Tila, è stata tra le relatrici del convegno “Le dimensioni dell’odio: la violenza invisibile nella società, nello sport e nella scuola”, organizzata ieri, martedì 20 gennaio, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma.
Morena è la madre della giovane Aurora, la ragazzina morta all’età di 13 anni il 25 ottobre 2024 dopo essere precipitata dal balcone del settimo piano della sua abitazione in via Quattro Novembre. Morte per cui il Tribunale dei Minori di Bologna ha condannato a 17 anni di reclusione il ragazzo di 16 anni che all’epoca dei fatti era il suo ex fidanzatino.
Il convegno ha affrontato il tema delle forme di violenza psicologica, simbolica e culturale, attraverso il confronto tra istituzioni, esperti e rappresentanti del mondo dell’informazione. Dopo i saluti istituzionali, sono intervenuti esponenti politici, professionisti e accademici impegnati sui temi della prevenzione e del contrasto alla violenza.
La mattinata si è conclusa con una tavola rotonda moderata da Saverio Montingelli (Rai Sport), alla quale ha partecipato, come detto, anche Morena Corbellini, che ha portato la propria testimonianza personale, riaffermando l’importanza della sensibilizzazione e della costruzione di una cultura del rispetto.
“Aurora non è più qui con me fisicamente, ma nel mio cuore, nella mia mente e nel pensiero, guida ogni mia scelta. È la più giovane e vittima di femminicidio d’Europa. Ma sono rimasta delusa del nostro Paese. Aurora non doveva essere solo una notizia di cronaca, presto data e presto dimenticata, ma quello che le è accaduto deve rappresentare un monito affinché non debba più succedere”.
In questa occasione, Morena ha annunciato pubblicamente la nascita della sua associazione “La luce di Aurora”.
“Vuole essere uno strumento di informazione, ascolto e dialogo. Perché tutti vengano a conoscenza di ciò che è successo. Dobbiamo dire basta a questa violenza dilagante, dobbiamo insegnare ai giovani ad accettare i ‘no’. Dobbiamo inasprire le pene, anche per i minorenni, non devono più sentirsi impunibili”.
“Le persone devono imparare a non voltarsi dall’altra parte quando vedono qualcosa che non va, meglio chiamare i soccorsi per nulla piuttosto che diventare complici di un assassino. Nel caso di Aurora troppe persone si sono voltate dall’altra parte per non essere coinvolti: se solo una di loro avesse chiesto aiuto, oggi forse mia figlia sarebbe qui”.
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