Il teatro dialettale piacentino perde una delle sue figure più rappresentative. Si è spento all’età di 76 anni Gianni Sartori, attore, regista e protagonista per decenni della vita teatrale dialettale del piacentino, fondatore della compagnia dialettale gruppo filodrammatico “I Soliti”, realtà storica del teatro in dialetto piacentino.
Per chi ha frequentato il teatro popolare della provincia piacentina, il nome di Sartori è legato indissolubilmente a quella particolare forma di spettacolo capace di unire comicità, tradizione, memoria e identità locale. Un teatro fatto di parole, espressioni e situazioni appartenenti alla vita quotidiana, portato sul palcoscenico con l’obiettivo di far sorridere ma anche di mantenere vivo il dialetto.
Una vita sul palcoscenico
Sartori è stato per molti anni uno dei principali riferimenti de “I Soliti” di Podenzano, gruppo filodrammatico attivo nel teatro dialettale piacentino fin dagli anni Settanta. La stessa compagnia indica la propria storia a partire dal 1973, mentre documenti e archivi teatrali testimoniano una presenza costante del gruppo sulle scene del territorio.
Il ruolo di Sartori all’interno della compagnia è stato molteplice: attore, regista, adattatore e traduttore in piacentino. In numerose produzioni il suo nome compare infatti alla regia e nell’adattamento dei testi, oltre che tra gli interpreti.
Nel corso degli anni “I Soliti di Podenzano” sono stati ospiti di importanti rassegne dedicate al teatro dialettale, tra cui quella del Teatro President di Piacenza e la stagione del Teatro di Ragazzola, dove la compagnia è stata più volte apprezzata per la comicità degli spettacoli e per la qualità del dialetto piacentino portato in scena.
Il piacentino come lingua del teatro
Uno degli aspetti più significativi dell’attività di Sartori è stato proprio il lavoro sul linguaggio. Non si trattava semplicemente di recitare in dialetto: Sartori adattava testi teatrali affinché potessero funzionare nella lingua e nella cultura piacentina.
Tra gli spettacoli legati al suo nome figurano “Un bel pastiss”, commedia di Arrigo Lucchini tradotta e adattata in dialetto piacentino, “Me mujer vedva”, “Cherta canta… e vilan ronfa”, “Un marì balurd” e “La seina di lucc”, versione piacentina della celebre Cena dei cretini di Francis Veber.
Proprio “La seina di lucc”, portata al Teatro President nel 2022, vedeva Sartori anche sul palco nel ruolo del ragionier Luciano Cavalli, oltre che alla regia dello spettacolo.
E ancora negli anni più recenti il suo nome continuava a comparire nelle locandine della compagnia. Nel giugno 2025 Sartori era regista e interprete di “Cherta canta… e vilan ronfa!”, mentre nel settembre dello stesso anno firmava adattamento e regia di “Un marì balurd”.
Il ricordo
La scomparsa di Gianni Sartori lascia quindi un vuoto non soltanto nella compagnia “I Soliti”, ma in tutto il movimento del teatro dialettale piacentino.
Il suo lavoro ha attraversato generazioni di attori e spettatori, contribuendo a mantenere il dialetto non soltanto come memoria del passato, ma come lingua viva, capace di raccontare storie, personaggi e situazioni contemporanee.
Gianni Sartori è stato per decenni un punto di riferimento. E forse è proprio questo il modo migliore per ricordarlo: attraverso un sipario che si apre, una battuta in piacentino e quella risata del pubblico che, per tanti anni, ha accompagnato il suo lavoro.
In questo modo le voci, le battute e i personaggi che Sartori ha contribuito a portare in scena continueranno a vivere nel teatro dialettale piacentino.
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