Laura Morante al PalabancaEventi, da danzatrice moderna ad attrice per “colpa” di Carmelo Bene

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Metti un pomeriggio al PalabancaEventi (Sala Corrado Sforza Fogliani) in compagnia di una grande attrice, Laura Morante, che in un’atmosfera molto rilassata ha regalato al numeroso pubblico presente un flash della sua lunga e brillante carriera, raccontata assecondando la curiosità di Mino Manni (direttore del teatro Verdi di Fiorenzuola, dove la sera stessa l’attrice si è esibita con successo in Notte di sfolgorante tenebra, spettacolo sostenuto dalla Banca di Piacenza ed omaggio alle grandi eroine tragiche del teatro greco), che prima di iniziare la piacevole chiacchierata si è dichiarato suo «fan da tantissimi anni».

L’incontro – organizzato in occasione della Festa della donna (omaggio floreale con mimose e tulipani per le signore presenti) – è stato introdotto dal saluto del vicedirettore generale Area crediti della Banca, Lodovico Mazzoni.

Look molto sobrio, capelli raccolti sulla nuca, occhiali scuri, Laura Morante ha dapprima ricordato gli esordi a teatro con Carmelo Bene: «Ero molto giovane e facevo la danzatrice (danza moderna); un giorno la mia coreografa mi spedì con una mia collega da Carmelo perché lo voleva invitare a casa sua a bere qualcosa. Nel camerino c’era anche Michelangelo Antonioni».

«Accettarono l’invito e nel corso della serata feci conoscenza con Bene, che s’incuriosì sentendo il mio cognome. Sei parente?, mi domandò. Sì, Elsa è la sorella di mio padre. Chiese alla mia coreografa se era disposta a dividermi con lui. Fecero un accordo che però Carmelo non rispettava. Una volta mi chiuse in teatro e mi fece saltare un balletto. Fu per me un periodo nel quale non dormivo mai. Difficile far coincidere le due cose. Decisi allora di fare l’attrice. Carmelo Bene, era noto, “massacrava” le sue attrici; con me era un po’ più benevolo e mi chiamava “ragazzo”».

Poi l’incontro con Giuseppe Bertolucci le aprì le porte del cinema: «Mi notò ad alcuni spettacoli d’avanguardia che facevo insieme a un gruppo di amici toscani, tra cui c’era anche Benigni, e mi propose un ruolo in Oggetti smarriti: cercava una ragazzetta (Sara) che recitasse la parte di una drogata».

Il fratello Bernardo la vide in quel film e la volle per La tragedia di un uomo ridicolo (1981), dove recitò con Ugo Tognazzi («un compagnone, che amava invitare l’équipe a cena a casa sua; una volta ci servì della cacciagione piena di pallini»).

Manni ha quindi citato una serie di ruoli «straordinari e importanti» avuti dall’attrice, dove ha avuto la possibilità di dimostrare tutta la sua forza e sensibilità. Fondamentale l’incontro con Nanni Moretti (Sogni d’oro, Bianca, La stanza del figlio, che gli valse il David di Donatello): «Un bel giorno mi telefonò e mi disse se volevo fare un provino per un film che non avrei mai girato, perché il produttore non mi voleva. Andò a finire che Nanni riuscì ad imporsi e il ruolo di Bianca fu mio. La stessa cosa mi successe con John Malkovitch, ma lui aggirò l’ostacolo inserendo me e il protagonista Bardem nel contratto di Danza di sangue».

Nel racconto dell’intensa carriera dell’attrice non potevano mancare le collaborazioni con Michele Placido (ospite al PalabancaEventi lo scorso anno), con il quale interpretò Sibilla Aleramo nel film Un viaggio chiamato amore («mi sono divertita con Michele, una persona molto generosa nel trasmetterti la sua esperienza e così è anche Carlo Verdone»); e ancora quelle con Marcello Mastroianni nel film Le Due vite di Mattia Pascal di Monicelli («di Marcello ricordo la sua allergia al divismo e il suo umorismo caustico, crudelissimo come è il nostro mestiere, che non è da prendere troppo sul serio»), Muccino, Virzì in Ferie d’agosto («Paolo è molto bravo a dirigere gli altri»), Pupi Avati (Il nascondiglio). E poi due film da regista, Ciliegine e Assolo: «Sono due commedie perché è un genere che amo. Nella mia carriera avrei fatto solo commedie e tragedie, evitando i drammi perché non riesco a fingere».

E di tragedie si è parlato accennando allo spettacolo che sarebbe andato in scena a Fiorenzuola un paio d’ore dopo. Un testo scritto dalla Morante tratto da tre tragedie greche e tre troiane sullo sfondo della guerra di Troia. «Amo moltissimo la tragedia greca e mi è molto simpatica Clitemnestra perché fa fuori Agamennone, che invece odio», ha scherzato Laura Morante che ha concluso recitando un passo dell’Ariosto in favore delle donne, «perché l’Ariosto era un femminista convinto».

All’attrice la Banca ha consegnato in ricordo dell’incontro la Targa del Benvegnu e un mazzo di fiori.

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