Remigrazione, il Movimento 5 Stelle critica il programma del comitato: “Ecco perché”

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“Vorremmo dire la nostra sulla manifestazione “Remigrazione”, di cui si dibatte in questi giorni. Fermo restando che non sta a noi decidere quali siano le manifestazioni da autorizzare o no e che siamo contro il fascismo, il razzismo, ogni discriminazione e fedeli ai principi della nostra Costituzione, siamo andati a leggere il programma del Comitato di Remigrazione e Riconquista”. Con queste parole il Movimento 5 Stelle interviene sulla manifestazione in programma il 24 gennaio.

LA NOTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

La proposta è questa, la citiamo direttamente dal testo:

“La Remigrazione è un programma volontario rivolto a cittadini stranieri (…) per promuovere il rientro assistito nei paesi d’origine”; “Strumenti operativi:

a) Incentivo economico individuale: contributo una tantum per ciascun beneficiario (…)

b) Formazione pre-rientro: corsi brevi di orientamento professionale, alfabetizzazione finanziaria e gestione d’impresa;

c) Supporto al reinserimento: facilitazioni per l’avvio di attività autonome, accesso al microcredito nei paesi d’origine, assistenza logistica, legale e sanitaria”.

Insomma, si propone di spendere fior di quattrini pubblici, per mandare gli stranieri all’estero. Ma non ci bastava già farlo con i nostri giovani, che lasciano l’Italia dopo il ciclo di studi a carico delle famiglie e dello Stato, portando le loro conoscenze e i loro contributi all’estero?

Il programma è rivolto a cittadini extracomunitari regolari e anche richiedenti asilo: quindi anche chi è appena sbarcato a Lampedusa può accedere ai contributi.  Tanto di cappello a chi ha stilato questa proposta, nemmeno al più tenero buonista sarebbe mai venuta l’idea del bonifico di benvenuto (o di arrivederci).

Anche perché, è proprio con il governo Meloni che si parla di flussi migratori sempre più in aumento: negli ultimi tre anni, c’è stato il record di ingressi clandestini, 329.097 e ne sono programmati 500.000 regolari nello stesso lasso di tempo (il tutto, dopo le promesse agli elettori di blocco navale e inseguimento per tutto il globo terracqueo degli scafisti).

Detto ciò, a parte l’ovvio dubbio su quali altri servizi pubblici dovremmo tagliare per recuperare il denaro necessario per questa brillante iniziativa, ci vengono tante altre domande: se il migrante spende diverse migliaia di Euro per venire in Italia rischiando la vita, quale potrebbe essere la cifra una tantum che lo convincerebbe a tornare a casa?

E ci sarebbe un bonus per chi deve tornare in zone di guerra?

Ci facciamo mandare le foto dei ristorantini che apriranno in spiaggia?

Siamo sicuri che nessun italiano cercherà di farsi passare da migrante per aprire un baretto in Costa Rica?

E ultimo ma non ultimo,  speriamo non si sparga troppo la voce, visto quanto diventerebbe vantaggioso, grazie al “Comitato di Remigrazione e Riconquista”, diventare un migrante in Italia.

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