Petit Hotel, il Veneto Fronte Skinheads: “Raccolta firme dei residenti e interventi della polizia, da parte nostra nessuna falsità”

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Striscioni del Veneto Fronte Skinheads davanti al Petit Hotel di via Pennazzi. Il Comune di Piacenza ha presentato un esposto ai carabinieri, mentre la maggioranza di centrosinistra ha parlato di “ferocia”. Dopo queste reazioni, l’associazione di destra radicale invia a sua volta un comunicato stampa.

La nota del Veneto Fronte Skinheads

Nel corso degli ultimi anni abbiamo denunciato politicamente il sistema di gestione degli immigrati, quello dell’accoglienza, eterodiretto da una commistione di organi interessati a facilitare l’immigrazione di massa per ragioni di varia natura.

Che sia per motivi ideologici o per sedicenti fini caritatevoli, spesso chi si ammanta di una retorica filantropica, dispensa assistenzialismo umanitario con bilanci da S.p.A.

Si sprecano i fatti di cronaca e le inchieste riguardo la conduzione economicamente interessatissima da parte di svariate associazioni, cooperative ed onlus; dove pur di aumentare il margine di guadagno sui fondi pubblici che vengono loro elargiti, spesso per tagliare le spese si guardano bene dal garantire i servizi minimi, scaturendo le proteste da parte degli immigrati ospitati da queste strutture.

Gli stessi immigrati che spesso e volentieri si rendono corresponsabili di situazioni di degrado e di criminalità, come evidenziato dai piacentini del quartiere Bivio attraverso una raccolta firme per porre l’attenzione delle autorità riguardo ai problemi di sicurezza della zona, ha portato la Questura ad intervenire con provvedimenti, anche nei confronti di alcuni ospiti del Petit Hotel.

Nessuna calunnia da parte nostra contro chicchessia, quindi. Nessuna falsità.

Chi gestisce le dinamiche che favoriscono l’immigrazione spacciandosi per benefattore, quando invece il sistema paventato come filantropico genera a lorsignori lauto profitto, causa zone d’ombra nelle nostre città dove l’integrazione rimane velleità della sinistra, mentre la realtà pone dinanzi ai nostri occhi l’evidenza di una situazione sempre più difficile in termini di convivenza: gli italiani autoctoni si trovano a vivere in queste condizioni che di anno in anno evocano nei nostri quartieri lo spettro delle “no-goes zone” della nuova Scandinavia multietnica.

Lungi da noi l’affermare che tutti gli stranieri residenti in Italia siano dei pregiudicati, tuttavia rimane incontrovertibile che gli ultimi dati fornitici dall’Istat, mostrano come in termini di proporzione statistica gli stranieri abbiano una propensione al crimine cinque volte superiore rispetto a quella degli italiani (nel 2021 il 32% delle persone arrestate o denunciate erano immigrati, nonostante costituissero l’8,5% della popolazione presente in Italia).

Parafrasando in parte l’assessora Corvi, assessoressa, assessor*, assessorǝ che dir si voglia: certi striscioni, certe scritte, certi volantini, certi termini forti non contribuiscono a confondere i cittadini, ma servono a porre i riflettori su quello che potrebbe sembrare (agli occhi dei più malfidenti, sia chiaro…) l’ennesimo caso di chi gravando sulle tasche dei contribuenti, promuove a discapito di molti quel tipo di società multi conflittuale che, quanto denunciavamo meno di un decennio fa si stava delineando, oggi invece è divenuta ormai triste norma.

Scomodamente.

Il portavoce

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