Test sierologici, al via il secondo cluster: tampone in contemporanea al prelievo

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Prosegue, con alcune novità, la campagna di test sierologici per valutare quante persone sono venute a contatto con il virus nel corso dell’epidemia.

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TAMPONE IN CONTEMPORANEA AL PRELIEVO DI SANGUE

Al prelievo di sangue proposto ai cittadini si affianca ora l’esecuzione immediata di un tampone. Se il test sierologico, che ricerca la presenza nel sangue degli anticorpi IgG, è negativo non sarà necessario procedere ad analizzare il tampone e il campione sarà distrutto entro 48 ore.

Qualora invece l’esame sierologico fosse positivo si dovrà escludere che non ci siano ancora virus vitali a livello della mucosa delle vie respiratorie. Per questo si procede a esaminare il tampone per evitare che la persona possa inavvertitamente contagiare altri con cui entra in contatto.

“Eseguire contemporaneamente il prelievo di sangue per il test sierologico e il tampone nasale comporta un onere maggiore per i nostri operatori; ma è un grande vantaggio per i cittadini. Azzera i tempi di attesa prima di poter fare il tampone ed evita alle persone sierologicamente positive un ulteriore giro presso le nostre strutture”. Questo evidenzia Luca Baldino, direttore generale dell’Azienda Usl.

Inoltre, mentre prima bastava la positività sierologica per essere messo in quarantena, ora, solo in caso di tampone positivo, l’interessato viene avvisato dai servizi territoriali e posto in isolamento domiciliare.

AL VIA IL SECONDO ROUND DELLO SCREENING SU UN CAMPIONE DI CITTADINI

Lo screening serve a misurare il livello di IgG specifiche per SARS-COV2, ovvero per verificare se la persona è venuta in contatto con il virus e presenta quindi gli anticorpi relativi. Nella prima fase l’Ausl ha chiamato a eseguire il test sierologico i pazienti positivi, i loro conviventi, i contatti stretti; in generale tutte quelle persone con sospetta malattia riconducibile a Covid-19 già prese in carico dal sistema di sorveglianza della Sanità Pubblica.

“È iniziata la chiamata di un secondo gruppo di cittadini: un campione rappresentativo della popolazione generale per sesso, età e distribuzione geografica che si aggiunge a tutti coloro che nella prima fase non avevano potuto aderire”.

Gli operatori dell’Azienda Usl di Piacenza contattano al telefono le persone selezionate per la proposta di un appuntamento. Lo screening è gratuito e non implica alcuna richiesta da parte del cittadino o ricetta del medico. Si richiede solo di portare una fotocopia del proprio documento di identità e di presentarsi con la massima puntualità.

I test sierologici sono effettuati capillarmente sul territorio, in alcune Case della salute, nei punti prelievo degli ospedali e in due Cliniche mobili, con una programmazione progressiva che coinvolge i diversi comuni. Durante la convocazione telefonica, l’operatore Ausl specifica al cittadino dove deve recarsi per il prelievo di sangue ed eseguire contestualmente, il tampone.

La procedura si svolge nella massima sicurezza; gli appuntamenti sono suddivisi in varie fasce orarie per evitare assembramenti e dopo ogni test le postazioni vengono sanificate.

Le analisi si eseguono presso il laboratorio analisi dell’ospedale di Piacenza. Nel caso di risultato positivo, come sopra evidenziato, si procede a esaminare il tampone; in caso contrario, questo viene eliminato.
L’esito del test sierologico (e dell’eventuale tampone) è inviato sul Fascicolo sanitario elettronico e caricato sul sistema Sole, per essere consultabile dal medico o dal pediatra di famiglia.

ADERIRE AL TEST: UNA SCELTA DI RESPONSABILITÀ VERSO I PROPRI CONTATTI PIÚ STRETTI

“Invitiamo le persone ad aderire allo screening, qualora fossero chiamate dai nostri operatori. Partecipare al test è un atto di responsabilità prima di tutto verso i propri contatti più stretti. Una persona può infatti trasmettere la malattia pur senza avere sintomi evidenti e contagiare inavvertitamente altri (familiari, amici, colleghi, clienti..). Sottoporsi al test, inoltre, produce benefici per  tutta la comunità cui appartiene, facendo emergere eventuali focolai di infezione oggi non noti”.

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