Il direttore generale dell’Ausl, Paola Bardasi, e l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi, in consiglio comunale per fare il punto sul nuovo ospedale. Un appuntamento significativo, soprattutto alla luce delle recenti novità. Nei giorni scorsi, infatti, l’Ausl ha individuato il soggetto privato nell’ambito del partenariato pubblico privato. Si tratta di C.M.B. Società cooperativa muratori e braccianti di Carpi, insieme a Siram, Arcoservizi, Impresa Cogni ed Edilstrade Building. Proprio il partenariato pubblico privato rappresenta la nota critica tra le opposizioni.
“Un ambiente pensato per il benessere di pazienti e operatori”
“Un ambiente luminoso, nuovo, un ambiente dotato di maggiore comfort favorisce il benessere lavorativo, mentre in un ospedale in cui le strutture sono fatiscenti, i percorsi non sono agili, non sono sicuri o sempre sicuri, aumenta lo stress e quindi anche in qualche modo la minore affezione del personale addetto all’assistenza sulle strutture ospedaliere. L’ambiente di lavoro è innegabilmente molto importante, questo è collegato anche alla parte tecnologica perché in un ambiente adeguato alle più evolute tecnologie noi riusciremo sicuramente ad attrarre le migliori professionalità. Ma anche per i pazienti, le camere a due letti e non a tre o a quattro come in alcuni casi ci sono ancora nel nostro attuale ospedale”, ha detto Bardasi.
“Investimento per circa 300 milioni di euro, 296 milioni nello specifico. Parte di copertura della Regione avverrà attraverso il pagamento del canone di disponibilità: “Questo è chiaro e noto a tutti, nelle operazioni di project financing in cui si finanzia la costruzione. Nell’anno 2025 emesso l’avviso per la selezione del promotore, quindi del soggetto che insieme all’azienda intesa in senso più ampio, costruirà insieme il progetto”, ha aggiunto il direttore generale dell’Ausl.
LA DISCUSSIONE
Come detto, le opposizioni hanno criticato in particolare la decisione del partenariato pubblico privato. Bardasi ha tenuto a specificare: “I servizi core non saranno dati in gestione al privato”.
Secondo quanto spiegato, il partner privato si occuperà esclusivamente della costruzione della nuova struttura ospedaliera e della successiva manutenzione dell’edificio, senza alcun coinvolgimento nella gestione dei servizi sanitari fondamentali.
Una puntualizzazione arrivata per chiarire il ruolo del privato all’interno dell’operazione e rassicurare sul mantenimento della gestione pubblica delle attività sanitarie centrali del futuro ospedale.
Barbieri: “Fondi sottratti agli investimenti”
Patrizia Barbieri, ex sindaco di Piacenza e della lista civica di centrodestra, critica la scelta dell’area: “Io non posso che essere fortemente critica. Durante il Covid avevamo individuato un’area e avevamo portato a casa dalla Regione i finanziamenti che erano già iscritti a bilancio. Con il presidente Bonaccini con l’assessore Venturi vi fu un protocollo nel 2019 che aveva previsto la possibilità di individuare l’ospedale in ben 6 aree idonee. Furono fatti studi da parte della Regione, da parte dell’AUSL, da parte del Comune. Studi che avevano individuato l’area 6. Questa pervicace volontà della Regione E dei vertici locali di rimettere in discussione le decisioni che erano già state prese modificando l’area di localizzazione della struttura non solo ha generato anni di stallo ma ha anche determinato un inevitabile aumento di costi e di tempi tecnici”.
“Ora al posto di quello che era un finanziamento pubblico già a bilancio noi ci troviamo il partenariato pubblico privato che potrà andar bene in altre soluzioni ma qui assolutamente no perché questo era un impegno già preso con i piacentini e con la sanità piacentina. Era un impegno che doveva essere onorato e che doveva essere portato avanti altro che finanziamento pubblico privato. Sono critica perché per i prossimi decenni la sanità piacentina dovrà pagare canoni e servizi di gestione ai privati promotori del progetto drenando delle risorse che potevano essere investite in medici, infermieri e cure territoriali quindi a mio avviso il danno comunque è stato fatto al di là di quello che voi ci mostrate oggi”.
Rabuffi (Alternativa per Piacenza): “Quali servizi?”
“Si affida il nostro ospedale allo strumento della finanza di progetto con un privato che dovrà impiegare la bellezza di 160 milioni di euro, il 54% del costo ipotizzato che è di 296. Quindi il privato avrà quantomeno il 54% di risorse da impegnare. A tal proposito oggi apprendiamo che a progettare il nuovo ospedale di Piacenza sarà la cordata guidata da CMB di Carpi insieme ad alcuni operatori locali. Stiamo infatti parlando di un privato che oltre a gestire un finanziamento pubblico milionario, quindi i 136 milioni di euro con il progetto, perché poi il progetto lo fa il privato, proporrà un canone annuale utile a rientrare da questo investimento. Investimento di un capitale che sarà quantomeno di 160 milioni di euro, acquisendo quindi per una durata presumibile di 20 o 30 anni quelli che saranno i servizi che eventualmente gli verranno affidati. Servizi che non ho capito quali siano, qualcosa bisognerà dargli a questa gente qui visto che ci mette 160 milioni di euro di capitale”.
Gnocchi (Gruppo Misto): “E’ questo l’ospedale che vogliamo?”
Claudia Gnocchi, del Gruppo Misto, chiede chiarimenti circa l’assenza del nostro nosocomio dalla classifica delle migliori strutture ospedaliere stilate dalla prestigiosa rivista americana Newsweek: “Questa classifica vede 13 ospedali nella regione Emilia-Romagna ricoprire posizioni di eccellenza. Quest’anno l’ospedale di Piacenza non figura: approfitto di questa audizione per chiedere il motivo di questa assenza in quella classifica”.
“Poi chiedo spiegazioni approfondite sulle dinamiche economiche degli investimenti per la nuova struttura. In questi ultimi mesi si è evidenziato infatti un contesto radicalmente cambiato dei finanziamenti promessi dalla nostra Regione per la costruzione del nuovo ospedale. Infatti è venuto meno l’impegno della Regione a finanziare l’opera esclusivamente con risorse pubbliche. Il costo complessivo, nel frattempo, è lievitato a quasi 300 milioni con un intervento da parte del soggetto privato che finisce per superare quello pubblico. A fronte di una promessa mancata di un ospedale completamento pubblico ora l’ospedale diventa nei fatti privato e quindi chiedo: è questa la sanità che vogliamo?”.
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