Italian Podcast Awards, Piazza Cavalli celebra le voci del podcast italiano: “Una serata dedicata alle nuove generazioni dell’ascolto” – FOTO

Italian Podcast Awards, Piazza Cavalli celebra le voci del podcast italiano: "Una serata dedicata alle nuove generazioni dell'ascolto" FOTO

Piazza Cavalli si è trasformata per una notte nella casa del podcast italiano. Mercoledì 23 settembre IlPod – Italian Podcast Awards è tornato nel cuore di Piacenza per la quinta edizione del premio dedicato al mondo del podcasting, con una serata aperta al pubblico che ha riunito autori, voci, storie e una nuova generazione di ascoltatori.

Un appuntamento che ha raccontato un settore ormai parte integrante del panorama culturale e dell’informazione italiana, ma che ha soprattutto messo al centro ciò da cui ogni podcast prende vita: l’ascolto.

Nel corso della serata sono stati assegnati il Podcast dell’Anno, il Podcast Indie dell’Anno, dedicato alla scena indipendente, e il Premio dell’Academy, affidato alle ragazze e ai ragazzi della Piacenza Podcast Academy, chiamati a portare sul palco lo sguardo di chi, negli ultimi mesi, ha imparato ad ascoltare, scegliere e raccontare attraverso il podcast.

Accanto ai tre riconoscimenti, la quinta edizione ha celebrato anche un progetto che ha lasciato un segno nella storia recente del podcasting italiano.

Il Premio Storia del Podcast 2026 è stato assegnato a Tintoria, il podcast condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone e co-prodotto da The Comedy Club insieme agli stessi autori.

Nato come conversazione tra comici, Tintoria è diventato negli anni uno dei pochi spazi in cui la comicità italiana può raccontarsi per esteso. Con oltre 300 puntate e 100 milioni tra ascolti e visualizzazioni, il podcast di Tinti e Rapone ha costruito un percorso autoriale riconoscibile e duraturo, diventando anche uno dei format più imitati degli ultimi anni.

A ritirare il riconoscimento sul palco di Piazza Cavalli sono stati gli stessi Daniele Tinti e Stefano Rapone, protagonisti anche del finale della serata con un’intervista live condotta da Maura Gancitano e Valerio Nicolosi.

«Siamo molto felici di ricevere questo premio per Tintoria. Soprattutto perché, quando abbiamo iniziato, l’obiettivo era molto più modesto: fare qualcosa che piacesse a noi e agli ospiti. Ricevere questo premio ci dimostra che alla fine il podcast è piaciuto anche a qualcun altro. Ringraziamo quindi chi ci ha scelto e proveremo a continuare a fare la storia del podcast italiano come abbiamo fatto finora: invitando persone brillanti e ascoltandole mentre parlano», hanno commentato Daniele Tinti e Stefano Rapone.

Dal racconto del presente alle voci del 2033

Promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, la serata ha preso il via alle 21.00, con la conduzione di Rossella Pivanti, direttrice di IlPod, e Maura Gancitano, che cinque anni fa ha ideato il premio insieme ad Andrea Colamedici e Fabio Ragazzo.

Ad aprire il programma è stata una puntata live di Scanner, il podcast di informazione realizzato da Valerio Nicolosi per Fanpage.it, che ogni giorno attraversa politica, conflitti internazionali e questioni sociali per offrire una finestra sul mondo.

Poi Piazza Cavalli ha ascoltato una voce diversa: quella delle ragazze e dei ragazzi della Piacenza Podcast Academy.

La redazione ha presentato in anteprima al pubblico un estratto del primo episodio di 2033, il podcast nato dal percorso formativo sviluppato nel corso del 2026. Un debutto che ha portato sul palco il risultato di cinque mesi di lavoro e, allo stesso tempo, l’inizio di un nuovo percorso.

La Piacenza Podcast Academy è nata dal dialogo con la Fondazione di Piacenza e Vigevano come naturale estensione di Bottega XNL, il progetto dedicato alla formazione dei giovani ai linguaggi del contemporaneo. Uno spazio pensato per permettere a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 25 anni di incontrare il mondo del podcast, sperimentarne direttamente strumenti e linguaggi e costruire un proprio modo di raccontare.

Per cinque mesi i giovani partecipanti hanno lavorato accanto a professionisti del podcasting e della comunicazione. Hanno scritto e registrato, imparato a intervistare e a costruire una storia, sperimentato cosa significa stare davanti e dietro un microfono.

Ma, prima ancora di prendere la parola, hanno imparato ad ascoltare.

Ascoltare prima di rispondere, formulare una domanda prima di avere una risposta, accogliere punti di vista differenti, riconoscere una fonte e verificare una storia. Un esercizio che ha trasformato il podcast in uno strumento per orientarsi nel presente, allenare il pensiero critico e confrontarsi con una comunità composta da esperienze e voci diverse.

È da qui che è nato 2033: dalla scelta di prendere la parola dopo aver imparato a lasciare spazio a quella degli altri.

Sul palco di Piazza Cavalli la redazione ha condiviso anche i risultati di una ricerca interna dedicata alle proprie abitudini di ascolto: dai podcast che scelgono ai luoghi in cui scoprono nuovi contenuti, dal tempo dedicato agli episodi alle caratteristiche che cercano in una voce, fino ai cambiamenti prodotti dai cinque mesi di Academy nel loro stesso modo di ascoltare.

«Siamo felici di essere arrivati alla quinta edizione del premio per i migliori podcast italiani, che negli anni ha contribuito a far crescere un settore che si è imposto nel mondo della cultura e dell’informazione italiana. L’ambiente del podcasting è cresciuto molto in questi anni, e IlPod è stato e continuerà a essere un riferimento essenziale per moltissimi, capace di orientare qualitativamente gli ascolti tra le crescenti novità del settore», ha dichiarato Maura Gancitano, ideatrice di IlPod insieme ad Andrea Colamedici e Fabio Ragazzo.

Una nuova generazione di ascoltatori entra nel premio

La quinta edizione degli Italian Podcast Awards ha segnato anche un passaggio ulteriore: chi ascolta non è rimasto soltanto dall’altra parte del microfono.

Per la prima volta l’Academy è entrata direttamente nel cuore del premio attraverso il Premio dell’Academy. Alle ragazze e ai ragazzi è stato affidato il compito di indicare i podcast ascoltati, discussi e incontrati durante il percorso. Dalle loro segnalazioni è nata la shortlist che ha portato alla scelta del vincitore.

Un riconoscimento pensato per restituire uno sguardo giovane sul podcast italiano e, soprattutto, per attribuire agli ascoltatori un ruolo che supera quello tradizionale di pubblico: scegliere, interpretare, discutere e costruire significato attorno alle storie che incontrano.

«La Fondazione di Piacenza sostiene gli Italian Podcast Awards e l’Academy nell’ambito della promozione e della formazione ai linguaggi della contemporaneità – ha commentato il vicepresidente Mario Magnelli –. La formazione intesa come esperienza diretta, per dar vita a un percorso in cui la curiosità si trasforma in competenza e le competenze possono diventare occasioni concrete di partecipazione, produzione culturale e nascita di nuove professionalità. Quest’anno abbiamo offerto a cinquanta giovani l’opportunità di confrontarsi con un linguaggio contemporaneo, incontrare professionisti, sperimentare e costruire un proprio punto di vista. Un investimento sulla formazione, ma anche sulla possibilità per le nuove generazioni di essere parte attiva della vita culturale della città. Perché imparare ad ascoltare significa anche imparare a riconoscere le voci che ci stanno intorno, fare domande, confrontarsi e trovare il proprio modo di partecipare».

Dalla Piazza al Festival del Pensare Contemporaneo

Con la conclusione degli Italian Podcast Awards, il lavoro della redazione della Piacenza Podcast Academy non si ferma.

Dal 24 settembre, infatti, le ragazze e i ragazzi seguiranno il Festival del Pensare Contemporaneo, mettendo alla prova sul campo quanto appreso durante l’Academy attraverso interviste, reportage e contenuti audio realizzati nei quattro giorni del Festival.

Il percorso iniziato mesi fa con una domanda – che cosa significa ascoltare? – entra così in una nuova fase. Gli strumenti sperimentati durante l’Academy diventano strumenti per osservare e raccontare ciò che accade in città, all’interno di uno dei suoi principali appuntamenti culturali.

Dopo cinque mesi trascorsi a imparare ad ascoltare le storie degli altri, per la redazione di 2033 è arrivato il momento di cominciare a raccontarle.

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