Via la coppa dalle mense scolastiche, l’Ausl avrebbe giustificato la scelta con motivazioni legate alla sicurezza. Vi sarebbe infatti anche un episodio nel quale un bambino avrebbe rischiato il soffocamento ingerendo una fetta di salume. Ma la spiegazione non convince il centrodestra. Interviene in merito anche Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.
LA NOTA DI TAGLIAFERRI
«Se davvero un singolo episodio di rischio di soffocamento ha contribuito a determinare la scomparsa dal nuovo menù scolastico non soltanto della coppa, ma delle preparazioni a base di carne suina che erano presenti nella precedente programmazione, allora vogliamo conoscere gli atti e le valutazioni tecniche che hanno portato a questa decisione. Perché una cosa è adottare tutte le necessarie precauzioni per la sicurezza dei bambini, altra cosa è utilizzare un episodio per giustificare l’eliminazione di un’intera categoria di alimenti».
Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, intervenendo nuovamente sulla vicenda del nuovo menù autunno-inverno delle mense scolastiche piacentineTagliaferri ha predisposto un’interrogazione alla Giunta regionale e una richiesta di accesso agli atti per ricostruire l’intero iter che ha condotto alla modifica del menù e acquisire la documentazione tecnica e istruttoria sulla quale si è fondata.
«Nelle ultime ore è emerso un elemento nuovo. L’assessore comunale Mario Dadati ha riferito che tra le ragioni dell’eliminazione della coppa vi sarebbe anche un episodio nel quale un bambino avrebbe rischiato il soffocamento dopo aver ingerito una fetta di salume. È un fatto che, se confermato, merita naturalmente la massima attenzione. Ma proprio per questo deve essere affrontato seriamente e documentalmente».
L’episodio è già stato segnalato?
Il consigliere regionale chiede quindi di conoscere se l’episodio sia stato formalmente segnalato, quali valutazioni sanitarie e tecniche ne siano seguite e, soprattutto, quale relazione sia stata individuata tra quel fatto e la successiva modifica complessiva del menù.
«La sicurezza dei bambini non si discute e viene prima di tutto. Ma se il problema è la modalità di somministrazione di un determinato alimento, bisogna capire perché la risposta sia stata eliminarlo e se siano state valutate soluzioni alternative. E soprattutto bisogna spiegare perché dal nuovo menù risultino assenti anche altre preparazioni a base di carne suina che nulla hanno a che vedere con una fetta di coppa».
La vicenda assume un peso ancora maggiore dopo l’intervento di Roberto Belli, presidente del Consorzio Salumi DOP Piacentini, che ha chiesto un incontro alla sindaca Katia Tarasconi e spiegazioni ufficiali. Belli ha inoltre ricordato che fino allo scorso anno la coppa compariva una volta al mese nei menù scolastici e ha evidenziato il contrasto con le attività di educazione alimentare dedicate proprio alla conoscenza delle produzioni del territorio.
«Qui emerge una contraddizione che Piacenza non può far finta di non vedere. Da una parte valorizziamo le nostre eccellenze agroalimentari, promuoviamo la coppa piacentina DOP e sosteniamo progetti per insegnare ai bambini a conoscere i prodotti del territorio; dall’altra, quegli stessi prodotti spariscono dalle mense scolastiche».
Tagliaferri richiama inoltre le linee guida regionali sulla ristorazione scolastica, nelle quali viene riconosciuto anche il principio del rispetto della cultura alimentare locale.
«Per questo non voglio partecipare alla gara delle supposizioni. Voglio sapere chi ha proposto la modifica, chi l’ha approvata, cosa risulta dai verbali della commissione mense, quali indicazioni abbia fornito l’AUSL e quali motivazioni tecnico-nutrizionali siano state formalmente messe nero su bianco».
Resta poi da chiarire, secondo Tagliaferri, se nella scelta siano entrati anche elementi diversi da quelli nutrizionali e di sicurezza
«Le esigenze religiose, culturali ed etiche meritano rispetto e le famiglie devono poter disporre di menù alternativi adeguati. Ma proprio perché questi strumenti esistono già, chiediamo di sapere se abbiano avuto oppure no un ruolo nella modifica del menù ordinario. Non lo diamo per scontato: chiediamo i documenti proprio perché preferiamo i fatti alle insinuazioni».
La conclusione è netta
«Se il problema è stato un episodio di soffocamento, ci mostrino la valutazione del rischio e ci spieghino perché la soluzione sia stata questa. Se invece le ragioni sono anche altre, le dicano. Piacenza può discutere serenamente di tutto, ma è difficile accettare che nella terra della Coppa, della Pancetta e del Salame Piacentino DOP sparisca la carne suina dalle mense e le spiegazioni arrivino un pezzo alla volta. A scuola si insegna anche la trasparenza: sarebbe un ottimo momento per metterla nel menù».
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