Violenza di genere e linguaggio istituzionale, la Commissione delle Elette contro Vannacci: “Basta alla banalizzazione”

di buoni costumi conferenza

“La Commissione Consiliare delle Elette del Comune di Piacenza ritiene doveroso intervenire a fronte delle recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci, secondo cui il femminicidio “non esiste” e rappresenterebbe un “lavaggio del cervello”. Non si tratta di una provocazione politica opinabile: si tratta di affermazioni che rischiano concretamente di sminuire un fenomeno drammatico e radicato, riconosciuto da istituzioni, magistratura e organismi internazionali, e oggi recepito nel nostro ordinamento con la legge approvata a fine 2025″.

LA NOTA INTEGRALE DELLA COMMISSIONE DELLE ELETTE

I numeri parlano da soli: nel 2025 in Italia sono state uccise 97 donne. Di queste, 85 in ambito familiare o affettivo. Non si tratta di statistiche, si tratta di storie di persone, di madri, di figlie, di sorelle. Ridurre tutto a “un omicidio come tutti gli altri” significa ignorare quella specificità culturale e relazionale che distingue il femminicidio da qualsiasi altra forma di violenza, e che richiede strumenti di analisi adeguati e risposte normative e sociali altrettanto specifiche — costruite in anni di lavoro da istituzioni, mondo associativo e centri antiviolenza.

La Commissione, pur nel rispetto del pluralismo delle posizioni, ritiene che ogni narrazione che relativizzi o ridimensioni la violenza esercitata contro le donne in quanto donne desta seria preoccupazione. Su un terreno tanto delicato è indispensabile un linguaggio improntato alla responsabilità, che eviti semplificazioni capaci di alimentare divisioni ideologiche o di indebolire la consapevolezza collettiva faticosamente costruita negli anni. Il contrasto alla violenza di genere non appartiene a una parte politica: appartiene alla civiltà.

La Commissione rinnova il proprio impegno affinché il dibattito pubblico su questi temi resti serio, documentato e sempre rispettoso delle vittime.

La Commissione ne approfitta anche per esprimere ferma disapprovazione per le espressioni sessiste rivolte nei giorni scorsi alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni da parte di un esponente parlamentare del Movimento 5 Stelle. Ogni donna, indipendentemente dal colore politico, merita di essere valutata per ciò che fa e non delegittimata attraverso stereotipi degradanti.

Indipendentemente da qualsiasi valutazione politica sull’operato dell’esecutivo, certi linguaggi non appartengono al dibattito democratico. Il dissenso politico, anche quando acceso, non può e non deve mai tradursi nel ricorso a stereotipi sessisti o ad affermazioni offensive che colpiscono la dignità della persona e della donna. Chi ricopre un mandato parlamentare ha il dovere di confrontarsi con le idee e i provvedimenti, non di ricorrere ad allusioni volgari. Le parole hanno un peso e assumono un significato ancora più rilevante quando provengono da figure che esercitano responsabilità istituzionali.

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