Desertificazione commerciale, Confesercenti: “Una serranda alzata è una comunità viva e un territorio più sicuro”. Prosegue il tour in provincia

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La campagna entra nel vivo e Confesercenti Piacenza intensifica la propria presenza sul territorio. Dopo le tappe di Borgonovo Val Tidone e Rivergaro, il tour provinciale per la raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità” prosegue venerdì 4 settembre a Monticelli d’Ongina.

Non sarà un appuntamento isolato. Monticelli rappresenta infatti una nuova tappa di un percorso che nelle prossime settimane porterà Confesercenti Piacenza ad attraversare l’intera provincia, con la Presidente Nadia Bragalini, il Direttore Fabrizio Samuelli, i dirigenti, la struttura e gli associati impegnati insieme.

Una mobilitazione che cresce parallelamente a quella nazionale e che parte da una convinzione precisa: la desertificazione commerciale non è soltanto un problema delle imprese. È un problema economico, sociale, urbano e di sicurezza che riguarda tutti.

Perché quando in un paese, in un quartiere o in una strada chiude definitivamente un’attività, non scompare soltanto un punto vendita. Si perde un servizio, diminuiscono le occasioni di incontro, si indeboliscono le relazioni, si riduce la frequentazione degli spazi pubblici. E, progressivamente, si spegne una luce della comunità.

UNA CAMPAGNA NAZIONALE CHE ENTRA NELLA FASE DECISIVA

La mobilitazione promossa da Confesercenti in tutta Italia sta registrando una partecipazione crescente.

La proposta di legge di iniziativa popolare è stata depositata in Cassazione nel mese di maggio e necessita di 50.000 firme per arrivare in Parlamento. Nelle ultime settimane la raccolta ha accelerato in modo significativo, superando quota 35.000 sottoscrizioni.

È un segnale importante, ma proprio adesso occorre intensificare l’impegno. Per questo Confesercenti Piacenza ha scelto di non limitare la raccolta delle firme alla sede dell’Associazione, ma di portarla direttamente nelle città e nei paesi della provincia, incontrando cittadini, imprenditori, amministratori e comunità locali.

140MILA ATTIVITÀ COMMERCIALI SCOMPARSE IN DIECI ANNI

Alla base della proposta c’è un fenomeno che Confesercenti denuncia da tempo.

Negli ultimi dieci anni in Italia sono scomparse 140.000 attività commerciali e sono ormai 1.100 i Comuni italiani che non hanno più nemmeno un negozio alimentare.

Numeri che raccontano molto più di una trasformazione del mercato. Raccontano centri storici che perdono funzioni, piccoli Comuni che vedono scomparire servizi essenziali, quartieri nei quali aumentano le serrande abbassate e territori nei quali diventa progressivamente più difficile vivere, soprattutto per anziani, famiglie e persone che hanno minori possibilità di spostamento.

È per questa ragione che Confesercenti definisce il commercio di prossimità come la prima infrastruttura sociale del Paese.

Un negozio, un bar, un ristorante, una bottega, un’edicola, un’attività artigianale o di servizio sono certamente imprese che producono reddito e occupazione, ma rappresentano contemporaneamente qualcosa di più: sono presìdi quotidiani del territorio.

DOVE C’È UNA LUCE ACCESA, C’È COMUNITÀ

È proprio da questo principio che parte la mobilitazione di Confesercenti Piacenza.

Una serranda alzata significa una strada frequentata. Una vetrina accesa significa persone che attraversano uno spazio urbano. Un esercizio aperto significa relazioni, incontri, servizi e presenza. E presenza significa anche sicurezza.

Soprattutto nei piccoli centri, nelle periferie e nelle ore serali, le attività economiche contribuiscono a mantenere vivi gli spazi pubblici. Il commerciante conosce il quartiere, incontra quotidianamente le persone, vede ciò che accade sulla strada e rappresenta spesso un punto di riferimento anche per chi vive solo o per le persone più anziane.

Quando quelle attività scompaiono, invece, il rischio non è soltanto economico. Una strada nella quale progressivamente si spengono le vetrine diventa una strada meno frequentata, meno vissuta e inevitabilmente più fragile.

«È questo il messaggio che vogliamo portare in tutta la provincia – sottolinea la Presidente di Confesercenti Piacenza Nadia Bragalini –. Quando parliamo di commercio di prossimità non stiamo difendendo soltanto una categoria economica. Stiamo parlando del modello di città e di paese nel quale vogliamo vivere.»

«Dietro ogni vetrina – prosegue Bragalini – ci sono un imprenditore, una famiglia, dei lavoratori. Ma davanti a quella stessa vetrina c’è una comunità. Ci sono persone che si incontrano, strade che vengono frequentate, servizi che rimangono vicini ai cittadini. Per questo diciamo che dove c’è una luce accesa c’è comunità. E dove c’è comunità c’è anche maggiore sicurezza.»

NON UNA DIFESA DEL PASSATO, MA UN PROGETTO PER IL FUTURO

La proposta promossa da Confesercenti non vuole però limitarsi a denunciare il fenomeno delle chiusure. L’obiettivo è mettere a disposizione strumenti nuovi per invertire la tendenza.

«Non vogliamo difendere nostalgicamente un modello del passato – afferma il Direttore di Confesercenti Piacenza Fabrizio Samuelli –. Il commercio è cambiato, le abitudini dei consumatori sono cambiate e continueranno a cambiare. Ma proprio per questo occorre decidere quale ruolo vogliamo assegnare alle attività di prossimità nella città e nei territori del futuro.»

«Non possiamo accettare come inevitabile che intere zone perdano progressivamente negozi e servizi. La desertificazione non è un destino: è un fenomeno sul quale la politica nazionale e locale può e deve intervenire. Servono strumenti fiscali, incentivi, semplificazioni e una strategia capace di accompagnare chi continua a investire e chi vuole aprire una nuova attività.»

I QUATTRO PILASTRI DELLA PROPOSTA

La proposta di legge sostenuta dalla raccolta firme vuole costruire una vera legge quadro nazionale per il commercio di prossimità. Quattro sono gli assi principali sui quali si fonda.

Il primo è un Piano nazionale contro la desertificazione commerciale.

L’obiettivo è superare interventi episodici e costruire una strategia nazionale capace di individuare le aree maggiormente in sofferenza, valorizzare le esperienze che funzionano e diffondere le buone pratiche sviluppate nei territori.

Il secondo riguarda fiscalità, sostegno e nuove aperture.

La proposta punta a creare condizioni fiscali più favorevoli per le imprese che continuano ad operare nelle aree interessate dalla rarefazione commerciale e, contemporaneamente, incentivi capaci di favorire l’apertura di nuove attività. Contrastare la desertificazione significa evitare altre chiusure, ma anche rendere nuovamente conveniente investire nei centri storici, nei quartieri e nei piccoli Comuni.

Il terzo punto riguarda regole più eque.

Il commercio tradizionale e le attività diffuse sul territorio devono confrontarsi con operatori globali e giganti del web che operano secondo modelli e condizioni profondamente differenti. Confesercenti chiede quindi maggiore equilibrio, anche attraverso strumenti fiscali compensativi, per riconoscere il valore economico e sociale prodotto dalle imprese che rimangono fisicamente nei territori, creano occupazione locale, pagano imposte e contribuiscono quotidianamente alla vita delle comunità.

Il quarto pilastro è rappresentato da un Fondo e da un Osservatorio nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

L’obiettivo è finanziare concretamente gli interventi e monitorare nel tempo l’andamento della desertificazione commerciale e l’efficacia delle misure adottate.

LE ZESpro: ZONE ECONOMICHE SPECIALI DI PROSSIMITÀ

Il cuore operativo della proposta è rappresentato dalle Zone Economiche Speciali di Prossimità – ZESpro.

Si tratta di aree urbane o periurbane che potranno essere individuate nei territori maggiormente interessati dalla perdita di attività commerciali e servizi.

All’interno di queste aree potranno essere realizzati programmi specifici di rivitalizzazione, sia per sostenere le attività esistenti che si trovano in difficoltà, sia per favorire l’insediamento di nuovi esercizi e servizi oggi carenti.

Nelle ZESpro la proposta prevede un regime fiscale di vantaggio, nel rispetto delle normative europee, insieme a misure di sostegno finanziario e semplificazione amministrativa.

Un cambio di impostazione importante: non intervenire soltanto quando un’impresa ha già chiuso, ma individuare le aree fragili e creare le condizioni affinché continuare o tornare a fare impresa diventi possibile.

UN FONDO NAZIONALE PER PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI

La proposta contiene inoltre un elemento particolarmente concreto: l’istituzione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy di un Fondo per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità.

Il testo prevede una dotazione di 600 milioni di euro, destinata a finanziare le misure di sostegno e gli interventi previsti dalla legge.

Accanto al Fondo dovrebbe nascere un Osservatorio nazionale sulla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, con il compito di monitorare il fenomeno, raccogliere dati, valutare l’efficacia delle politiche adottate e fornire indicazioni per le scelte future.

Per Confesercenti il punto è trasformare il tema della desertificazione commerciale da emergenza raccontata periodicamente a politica strutturale del Paese.

IL COMMERCIO CREA VALORE CHE RIMANE SUL TERRITORIO

C’è poi un’altra dimensione che Confesercenti vuole riportare al centro del dibattito: il valore economico prodotto dalle imprese diffuse.

Commercio, turismo e ristorazione danno complessivamente lavoro a circa 5 milioni di persone. I piccoli esercizi di questi settori versano ogni anno miliardi di euro tra imposte locali e Irpef.

Ma soprattutto sono attività che, per loro stessa natura, non possono delocalizzare il territorio nel quale operano.

Il negozio investe nel paese in cui apre. Il pubblico esercizio crea occupazione nella città in cui lavora. La bottega acquista servizi, genera relazioni economiche, paga tributi e contribuisce al valore dell’area nella quale è insediata.

«È una ricchezza che rimane qui – sottolinea Samuelli –. Un’attività di prossimità non produce soltanto fatturato: produce territorio. Genera occupazione, servizi, relazioni, attrattività e sicurezza.»

CONFESERCENTI PIACENZA ATTRAVERSA LA PROVINCIA

È in questo quadro nazionale che si inserisce la scelta di Confesercenti Piacenza di intensificare la mobilitazione. Dopo Borgonovo Val Tidone e Rivergaro, venerdì sarà la volta di Monticelli d’Ongina. E poi il viaggio continuerà.

  • Venerdì 4 settembre Monticelli d’Ongina
  • Mercoledì 9 settembre – Piacenza
  • Giovedì 10 settembre – Castel San Giovanni
  • Venerdì 11 settembre Gragnano Trebbiense
  • Giovedì 17 settembre Fiorenzuola d’Arda
  • Giovedì 24 settembre – Podenzano
  • Venerdì 25 settembre Lugagnano Val d’Arda
  • Domenica 27 settembre – Carpaneto Piacentino

Il percorso culminerà lunedì 28 settembre presso gli uffici di Confesercenti Piacenza, con un grande Open Day dedicato alla raccolta firme, in concomitanza con i diversi Direttivi della giornata e, nel tardo pomeriggio, con il Consiglio di Presidenza.

BRAGALINI E SAMUELLI: «UN’ASSOCIAZIONE RIUNITA CHE TORNA NEI TERRITORI»

La campagna assume per Confesercenti Piacenza anche un significato associativo. Presidente, Direzione, dirigenti, associati e struttura stanno infatti condividendo un percorso comune attraverso la provincia.

«Abbiamo scelto di farlo tutti insieme – spiegano Nadia Bragalini e Fabrizio Samuelli – perché vogliamo che anche il metodo rappresenti il messaggio. Una Confesercenti riunita, che torna nei territori e che mette insieme le proprie energie attorno alle imprese.»

«Non vogliamo raccontare la provincia soltanto attraverso statistiche e numeri. Vogliamo attraversarla, incontrarla e ascoltarla. Borgonovo Val Tidone e Rivergaro sono state le prime tappe; Monticelli d’Ongina sarà la prossima e continueremo nelle settimane successive.»

L’appello è rivolto non soltanto agli imprenditori, ma a cittadini, amministratori locali, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. Perché il tema supera i confini della rappresentanza di categoria.

«Chiediamo una firma non soltanto per salvare un negozio – concludono Bragalini e Samuelli – ma per scegliere quale futuro vogliamo per i nostri centri storici, i nostri quartieri e i nostri paesi.»

Quando chiude un’attività si spegne molto più di un’insegna. Si perde un servizio. Si perde un luogo di incontro. Si perde una presenza sulla strada. Si perde un pezzo della comunità.

Per questo continueremo ad attraversare la provincia.

Perché una serranda alzata è una strada viva. Una vetrina accesa è un presidio. E dove c’è una luce accesa, c’è una comunità che continua a vivere.

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