Vicenda famiglia del bosco, Pd: “Attacchi inaccettabili agli operatori sociali, serve rispetto per chi tutela i minori”

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Il PD provinciale di Piacenza intende prendere posizione a sostegno degli operatori “impegnati nell’ambito della tutela dei minori, continuamente denigrati rispetto alla loro attività che, peraltro, li espone a rischi personali, a una situazione lavorativa stressante e anche poco riconosciuta economicamente”.

LA NOTA DEL PD

Per queste ragioni, un numero sempre più limitato di assistenti sociali sceglie questa area della professione come proprio ambito lavorativo. Questo fatto dovrebbe suscitare forte preoccupazione sociale, in considerazione di quanto invece sia necessario poter contare su un giusto numero di operatori per garantire un’adeguata difesa dei diritti dei minori.

Un percorso difficile, buoni risultati

La necessità di tutela della dignità dell’infanzia è stata un percorso difficile che ha raggiunto buoni risultati grazie al lavoro di tanti professionisti di varie aree e di amministratori, giuristi e politici illuminati. Lasciano perciò sconcertati le affermazioni della Presidente del Consiglio Meloni e di tanti altri eminenti rappresentanti del Governo che, per condurre una battaglia ideologica e qualunquista, attaccano con argomentazioni inaccettabili quanto vergognose le scelte fatte da giudici e operatori per la ormai famosa “famiglia della casa nel bosco”, immigrati australiani con tre bimbi che hanno scelto uno stile di vita improprio, tenendo i bambini in un bosco senza scuola, senza luce, senza igiene, senza collegamenti.

Attacchi pericolosi

Raccontare il ruolo degli operatori sociali come un potere oscuro, invasivo, arbitrario e anche persecutorio è, oltre che falso, anche pericoloso, perché delegittima il lavoro degli operatori, spaventa i cittadini, li allontana dai servizi e crea sfiducia nei confronti di chi lavora per proteggere bimbi, adolescenti e famiglie fragili o che si trovano in difficoltà momentanea. Questi attacchi, inoltre, aumentano l’aggressività nei confronti di chi lavora spesso in condizioni difficili, esposto a minacce e pressioni.

Un lavoro che non si può sbeffeggiare

Come si può sbeffeggiare il lavoro di operatori dei servizi pubblici che, prima di allontanare un bambino dalla propria famiglia, mettono in campo tutti gli aiuti possibili per evitarlo e che non agiscono ovviamente con criteri propri, ma si muovono nella loro attività seguendo le normative nazionali e regionali, compreso il costante coinvolgimento della magistratura, proprio perché rappresentano lo Stato, a garanzia di un’equità di comportamento e per assicurare a tutti i minori un’adeguata tutela?

Un clamore per sostenere le ragioni del Sì

Il clamore che le alte cariche dello Stato hanno sollevato attorno alla triste storia della “casa del bosco”, così da indurre strumentalmente i cittadini a sostenere le ragioni del Sì a livello nazionale, non ha funzionato. Questo comportamento non è accettabile da parte di chi dovrebbe avere a cuore, prima di tutto, il bene collettivo.

Nella fattispecie, in questo caso è stata applicata la normativa Caivano, legge varata da questo Governo Meloni e già utilizzata in tutta Italia per tanti altri casi, senza che nessun membro del Governo sollevasse il minimo rumore. Forse ci si dimentica che sono sempre questi servizi e questi operatori sociali che intervengono per interrompere situazioni di abuso sessuale all’interno delle famiglie, di gravissimi maltrattamenti spesso agiti dai genitori (percosse, bruciature, privazioni, esposizioni a situazioni di paura e di dolore).

L’essere genitori non deve essere esercizio di potere

È vero, i figli sono dei genitori, ma quando l’essere genitori diventa esercizio di potere e di arbitrio sui piccoli è necessario intervenire per tutelarli, per dare voce a chi non ce l’ha, perché non possiamo dimenticarci che spesso, e per ragioni diverse (malattie, dipendenza da sostanze, incapacità affettiva ecc.), alcuni genitori vanno fermati: occorre aiutarli a recuperare un ruolo genitoriale idoneo, occorre proteggere i piccoli fino a che questi genitori non riemergano dalle loro difficoltà e tornino in condizioni di garantire una crescita serena ai bambini.

Ricordiamoci tutti che bambini che crescono nella paura, nel trauma e nella violenza porteranno nella loro vita i segni delle violenze subite.

Per questo riteniamo indispensabile riconoscere il lavoro difficile di tutti gli operatori sociali e sanitari dediti alla tutela dell’infanzia e sostenere i percorsi che consentano di creare una rete di protezione da parte di tutti gli enti impegnati a vario titolo in questa sfida.

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