Stanno per partire i lavori all’ex convento di Santa Chiara a Piacenza. “Oltre al condivisibilissimo, benemerito e tanto atteso restauro del complesso, verrà costruito un nuovo edificio nell’area degli orti che, di fatto, ne occuperà circa un terzo della superficie”. Inizia così la nota di Pietro Chiappelloni di Italia Nostra sezione di Piacenza.
LA NOTA DI ITALIA NOSTRA
Questo impermeabilizzerà un ulteriore spazio del centro storico e ridurrà una delle ultime aree verdi storiche rimaste nella nostra città, parte integrante del complesso monastico fin dalle origini (e sopravvissuta integra anche alle cementificazioni degli anni Sessanta che hanno cancellato gran parte degli orti urbani che costeggiavano le mura).
Scrivevamo, nell’articolo, che “il principio della rigenerazione urbana dovrebbe essere quello di salvaguardare ciò che esiste inserendo nuove funzioni compatibili, ma senza trasformare gli elementi di pregio, e l’area di un ex orto monastico sicuramente lo è. A maggior ragione considerando che ci sono altre aree dismesse da recuperare a Piacenza che potrebbero offrire ulteriori spazi senza necessità di nuove edificazioni. Questa è la sfida dell’obiettivo progettuale, e crediamo che costruire nelle poche aree permeabili in città non sia accettabile.”
Ovviamente, nessuno si oppone a uno studentato o a un centro socio-riabilitativo residenziale per soggetti fragili ma, vista la quantità di edifici dismessi che consentirebbe di realizzare comunque l’intervento recuperando spazi già presenti ora vuoti (con un ulteriore valore aggiunto dunque), e considerando la scarsità di aree verdi e l’effetto di raffrescamento che queste comportano rispetto a nuovi edifici, pensiamo sia doveroso ripensare questa parte di intervento.
Nei 14 mesi passati dall’articolo, nonostante l’importanza delle obiezioni poste non c’è stato alcun riscontro pubblico. Neppure alla lettera del sottoscritto pubblicata il 7 dicembre 2025, dedicata principalmente all’ex Manifattura Tabacchi ma dove ricordavo anche il caso di Santa Chiara, “il cui progetto a un meritorio restauro aggiunge però un nuovo grande edificio a danno del verde – e non capisco perché, vista la quantità di edifici dismessi utilizzabili e da riqualificare in città – cementificando e impermeabilizzando un’ulteriore area in centro storico”.
La cosa è ancora più incomprensibile pensando che l’operazione è gestita e finanziata da Fondazione di Piacenza e Vigevano e Cassa Depositi e Prestiti con i fondi anche di altri investitori istituzionali, che dovrebbero avere a cuore la tutela di ogni singolo metro di area inedificata. Tant’è vero che il rappresentante degli investitori istituzionali, nella presentazione del progetto alla Commissione consiliare nel novembre 2024, parlava di finanziamento di progetti che non comportano consumo di suolo: e dunque il nuovo edificio risulterebbe in contrasto anche con questo principio.
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