Monsignor Fisichella chiude il Fol in Fest: “La speranza ci accompagni sempre nella nostra risalita, come dal Purgatorio al Paradiso”

Monsignor Fisichella chiude il Fol in Fest: "La speranza ci accompagni sempre nella nostra risalita, come dal Purgatorio al Paradiso"

Ai piedi del monte inizia il processo esistenziale che punta all’essenziale: perché il Purgatorio ci insegna che il dolore e la pena sono una fase transitoria verso la guarigione. In altre parole, ai piedi della montagna, altissima e apparentemente impossibile da affrontare, non può che iniziare la risalita. È un messaggio di ottimismo e speranza quello trasmesso da Rino Fisichella, pro-Prefetto della Sezione per le Questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Fisichella è stato ospite dell’Università Cattolica per una apprezzatissima lectio magistralis. Un appuntamento che ha chiuso ufficialmente l’edizione 2026 del Fol in Fest, incentrata sul tema “Allenarsi alla risalita. La montagna tra Paradiso e Inferno”. Il tema ha accompagnato anche l’incontro all’interno dell’ateneo piacentino, declinato nella formula: “La risalita dell’uomo al Paradiso”.

Una risalita difficile da immaginare in un periodo storico martoriato da valori apparentemente dimenticati, conflitti, tecnologie tanto innovative quanto rischiose, comunità che sembrano disgregarsi ogni giorno di più. Eppure, il Purgatorio ci insegna l’importanza della speranza: “Dobbiamo vivere il dramma restando nel dramma, non al di fuori fingendo che il dramma non ci appartenga”, spiega Fisichella. Le sofferenze del Purgatorio sono differenti dai patimenti dell’Inferno, perché termineranno e apriranno le porte del Paradiso. E così dobbiamo affrontare il momento presente, secondo Fisichella.

Un presente segnato da “profonde trasformazioni” che lasciano l’uomo frastornato: “Un’epoca si è chiusa e un’altra sta iniziando, ma il passaggio ci trova impreparati. Per affrontarlo servono innanzitutto vigilanza e umiltà: capacità di cogliere i cambiamenti in atto e disponibilità ad ascoltare prima di arrivare a conclusioni affrettate”.

In questo contesto torna prepotentemente il tema della modernità con le sue opportunità e i suoi lati oscuri. “La modernità è terminata, mentre i contorni di ciò che verrà dopo restano ancora difficili da definire. A imporsi è intanto la cultura digitale, capace di abbattere confini e offrire possibilità straordinarie, ma anche di accentuare dipendenze, isolamento e fragilità delle relazioni. A questo si aggiunge quella sfiducia nella ragione e nella ricerca della verità che rischia di trasformare ogni opinione individuale in una verità assoluta, rendendo sempre più difficile il dialogo”.

Un disorientamento rappresentato dalla “selva oscura” di Dante nella Divina Commedia, elemento centrale nella dissertazione di monsignor Fisichella. Ma a differenza dell’Inferno, il Purgatorio incarna un momento di transizione votata al miglioramento delle proprie condizioni. Allo stesso modo dobbiamo sforzarci di affrontare questo passaggio da un’epoca all’altra.“Tutto, nella seconda cantica, è movimento verso una meta. L’attesa non è passiva, ma richiede partecipazione, purifica e libera. E soprattutto la sofferenza, a differenza di quella infernale, non rappresenta una condanna definitiva: ha un termine e prepara alla guarigione”.

Per questo la parola decisiva è speranza. Non un’utopia, ma la certezza che il cammino conduca da qualche parte. “Come un pellegrino, l’uomo deve sapere che dopo una caduta è possibile rialzarsi e riprendere il percorso. E Dante non sceglie una strada pianeggiante: impone una salita, un movimento dal basso verso l’alto”.

È una fatica che chiama in causa anche l’importanza dell’educazione. “Chi oggi si fa promotore per educare alla libertà?”, si è chiesto Fisichella, sottolineando il fatto di trovarsi proprio all’interno di un ateneo, un centro di formazione. Una domanda attuale nell’epoca del digitale e delle macchine.

La montagna del Purgatorio diventa così la metafora della sofferenza, ma mettendo al centro la possibilità di cambiare e anzi di migliorarsi. Perché la salita può essere faticosa e la meta ancora lontana, ma finché esiste la speranza della risalita resta forte di portare a termine la risalita stessa.

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