«La scuola deve garantire integrazione, apprendimento dell’italiano e pari opportunità. Per farlo servono strumenti, insegnanti e risorse, non provvedimenti che rischiano di trasformare la cittadinanza in un criterio per decidere chi può frequentare una scuola».
Piacenza Oltre interviene sugli annunci della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha anticipato un provvedimento con un numero massimo di studenti stranieri per classe, l’obbligo per i genitori di alunni stranieri con difficoltà di inserimento di imparare l’italiano.
LA NOTA DI PIACENZA OLTRE
«Siamo i primi a riconoscere che l’integrazione scolastica e linguistica sia una priorità, e che la sua piena attuazione sia fondamentaleper garantire a tutti gli alunni un apprendimento adeguato alla classe frequentata – sottolinea Piacenza Oltre – ma proprio per questo è sbagliato e strumentalmente superficiale affrontarla attraverso un tetto basato sulla cittadinanza».
Prima di parlare di “studenti stranieri” occorre chiarire di chi si parla. Il 65,4% degli studenti con cittadinanza non italiana era già nato in Italia secondo i dati MIM 2019/20: ragazze e ragazzi cresciuti nelle nostre città, spesso senza difficoltà linguistiche. «Non ha senso mettere sullo stesso piano chi è appena arrivato e non conosce la lingua e chi è nato a Piacenza e parla italiano come i propri coetanei. La cittadinanza non è un indicatore sufficiente per stabilire il bisogno di sostegno linguistico».
C’è poi il problema di dove mandare gli studenti che superassero il tetto. La composizione delle scuole riflette quella dei quartieri. «Se una scuola supera il limite, mandiamo i bambini in un altro istituto, magari a chilometri da casa? E se anche quello è pieno?». Un decreto non può correggere una realtà demografica e abitativa, soprattutto se non offre nessuno strumento praticabile per gestire quanto ci si propone.
Per rafforzare l’apprendimento dell’italiano occorre invece valorizzare le competenze già presenti nella scuola. La classe di concorso A-23 è dedicata all’insegnamento dell’italiano L2.
«Prima di imporre nuovi obblighi alle famiglie – conclude Piacenza Oltre – sarebbe più serio utilizzare pienamente questi insegnanti, aumentare le ore di alfabetizzazione e sostenere con investimenti in personale le scuole maggiormente esposte».
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