Poliziotto aggredito durante il corteo per Askatasuna, Rebecchi (Anpas): “Violenza raccapricciante, che supera ogni limite di civiltà e umanità”

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Si trasmette la nota del membro di Direzione Nazionale e Coordinatore ANPAS – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze della Provincia di Piacenza, Paolo Rebecchi, in merito all’aggressione a un operatore di Polizia presente alla manifestazione di Torino, avvenuta in data 31 gennaio 2026.

Come Coordinamento ANPAS esprimiamo la nostra più sincera e profonda vicinanza a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine, che ogni giorno svolgono il proprio servizio con professionalità, sacrificio e senso dello Stato, spesso in condizioni difficili e ad alto rischio. Siamo vicini al personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Comandi di Polizia Locale, che troppo spesso sono bersaglio ingiustificato di soggetti violenti, così come siamo vicini ai Magistrati, che troppo facilmente vengono additati come colpevoli di ciò che accade nel nostro Paese.

Nel caso specifico, le immagini emerse ieri sera a Torino, durante la manifestazione a favore di un centro sociale, hanno suscitato in me personalmente – perché è ora che tutti ci mettiamo la faccia – e, credo di poterlo affermare, in noi come movimento di volontariato che vanta migliaia di militi in tutta Italia, sgomento, rabbia e una fortissima indignazione. La scena di un poliziotto brutalmente aggredito e colpito a martellate rappresenta una violenza cieca e raccapricciante, che supera ogni limite di civiltà e umanità.

Si tratta di un episodio gravissimo, inaccettabile e intollerabile, che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare, con il dissenso o con la libertà di espressione, valori che trovano senso solo se esercitati nel rispetto delle persone e delle istituzioni. Quando la protesta degenera in aggressione e l’odio prende il posto del confronto, si entra in una spirale pericolosa che mette a rischio la vita delle persone e mina le basi della convivenza democratica.

Come associazione che ogni giorno opera nel mondo del volontariato e del soccorso, non possiamo restare in silenzio di fronte a questa escalation di violenza. Questa ondata deve finire. È necessario riaffermare con forza che la violenza non è mai una risposta, non può essere tollerata né giustificata, e che chi serve lo Stato e la collettività non può diventare bersaglio di aggressioni tanto feroci. Ritengo che nessuno possa continuare a inserire “se” e “ma” nelle dichiarazioni pubbliche e credo che sia giunto il momento che tutto l’universo civile, nel senso più autentico di civiltà umana, pretenda una risposta chiara e decisa, senza rifugiarsi in frasi fatte o in distorsioni del linguaggio del cosiddetto “politicamente corretto”.

Conosco decine e decine di appartenenti alle diverse Forze dell’Ordine, con gradi e incarichi differenti, operanti in varie zone d’Italia, e con alcuni di loro abbiamo condiviso esperienze di supporto sociale in situazioni difficili: questo è il vero significato del termine “sociale”. Associare tale parola a comportamenti violenti o a fini pseudo-politici deve finire, perché significa inquinare e annullare un vocabolo nobile, con radici profonde nella solidarietà e nel rispetto umano.

Rinnoviamo quindi la nostra solidarietà e il nostro sostegno alle Forze dell’Ordine, augurando una pronta guarigione all’agente ferito, e ribadiamo con convinzione che solo il rispetto delle regole, delle persone e di tutte le istituzioni può garantire una società più sicura, giusta e civile per tutti.

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