La campagna del pomodoro da industria nel Piacentino è ormai agli sgoccioli. Con la seconda metà di settembre si avvia a conclusione una stagione anomala, iniziata con forte anticipo già nella prima decade di luglio a causa delle temperature bollenti e di un’estate caldissima che ha accelerato i tempi di maturazione. Per una terra che si conferma la prima provincia produttrice del Nord Italia con quasi 11.000 ettari destinati a questa coltura, seconda a livello nazionale soltanto a Foggia, il bilancio tracciato da Coldiretti Piacenza è però amaro: per i produttori l’annata si chiude con una pesante delusione economica e prezzi liquidati che sono scivolati al di sotto dei costi vivi sostenuti in campo.
Un paradosso inaccettabile
«Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile», sottolinea Roberto Gallizioli, direttore di Coldiretti Piacenza. «Il caldo record e le violente grandinate ha avuto ripercussioni sulle rese in campo a ettaro, complicando la gestione agronomica della coltura. Nonostante ciò, la qualità del prodotto si è mantenuta elevata, grazie alla grande professionalità e ai sacrifici dei produttori piacentini. La logica vorrebbe che un impegno così gravoso e un prodotto di standard così alto venissero adeguatamente premiati e valorizzati. Invece è accaduto l’esatto opposto: a causa del meccanismo di penalità e premialità previsto dagli accordi interprofessionali, la liquidazione finale riconosciuta ai produttori è progressivamente calata, finendo per non coprire nemmeno le spese vive sostenute per portare a termine la raccolta».
Le dinamiche della filiera
C’è poi una riflessione aperta che riguarda le dinamiche complessive della filiera e le scelte produttive. Si ripete spesso la necessità di una corretta programmazione e della valorizzazione del prodotto al giusto prezzo, evitando logiche di pura rincorsa quantitativa a discapito della marginalità di chi coltiva la terra. È un nodo strategico che impone a tutti una presa di coscienza e un lavoro serio sugli equilibri generali della filiera, mettendo davvero al centro la sostenibilità economica delle aziende agricole e il valore reale dell’eccellenza prodotta.
«Per Piacenza si parla di un settore fondamentale che si tramanda di generazione in generazione e che garantisce lavoro e occupazione a tante famiglie», conclude Gallizioli.
«Ci sono già state purtroppo altre stagioni complesse, ma stavolta il colpo è pesante proprio perché i sacrifici fatti per difendere il raccolto e garantirne l’ottima qualità non trovano il giusto riscontro economico. Serve un approccio diverso e una filiera coesa per tutelare il lavoro di chi è in campo distribuendo equamente il valore, perché se il sistema non garantisce la giusta remunerazione ai produttori, a risentirne è tutta l’economia del nostro territorio, ma anche il consumatore finale: difendere le nostre aziende agricole significa tutelare una filiera trasparente, tracciata e sostenibile, capace di portare sulle tavole un prodotto sano e di altissima qualità».
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