Remigrazione, Bastoni (Arcigay): “Proviamo a capire, ad accogliere e condividere il bisogno dell’altro”

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“Condivido alcune riflessioni sul tema “remigrazione”, visto che ieri c’è stata la manifestazione di estrema destra a Piacenza e contemporaneamente negli Stati Uniti è stata uccisa un’altra persona proprio dagli agenti ICE, cioè quelli che stanno mettendo in pratica là la “remigrazione”. Le mie riflessioni partono da un fatto: ogni essere umano ha certo le sue peculiarità, ma funzioniamo tutti grosso modo così: abbiamo due sistemi di elaborazione mentale, uno è quello del “combatti o fuggi”, dell’allerta, dei muscoli tesi, del respiro e del cuore accelerato, del pensiero rapido e istintivo.  E’ quello generato dalle emozioni di paura e rabbia”. Inizia così la nota di Davide Bastoni. Bastoni è Medico di Medicina Generale e presidente dell’Arcigay di Piacenza.

LA NOTA DI DAVIDE BASTONI

Questo sistema ci ha aiutato nel corso dei millenni dell’evoluzione a scampare tanti pericoli fisici (l’attacco di bestie feroci, eventi naturali improvvisi, ecc.). L’altro sistema di elaborazione mentale è quello dell’esplorazione, della curiosità, della relazione interpersonale; vi corrisponde un rilassamento muscolare, una frequenza di respiro e del cuore più lenta, un pensiero più articolato e complesso. E’ quello generato dalle emozioni: amore, senso di appartenenza, tranquillità, curiosità. Questo sistema è quello che si attiva nel vivere in comunità, nel fare esperienze nuove, nel porsi domande, nell’esplorare nuove possibilità: ci ha permesso di creare il metodo scientifico, di fare scoperte e innovazioni, di vivere in pace (a volte) e di creare strutture complesse di aiuto reciproco per migliorare la vita.

Dal primo sistema l’essere umano ha da sempre corrisposto, nelle varie lingue parlate, diversi verbi: dividere, delimitare, differenziare, bloccare, eliminare, e quindi anche deportare, odiare, rinchiudere, arrestare, rifiutare, silenziare, forzare, litigare.

Derivano dal secondo sistema verbi come: dialogare, comprendere, riflettere, avvicinare, accogliere, abbracciare, curare, costruire, amare, perdonare, compatire, accettare, lasciare andare.

Tutti noi abbiamo entrambi i sistemi, perché tutti noi siamo essere umani. E la storia dell’uomo è costellata da momenti in cui il primo sistema prende il sopravvento e peschiamo da quei verbi di cui sopra: perché il nuovo, il diverso, il nascosto ci fa paura, perché per il nostro cervello assomiglia molto a quando dovevamo capire se scappare o attaccare quel qualcosa che stava dietro il cespuglio di notte. Quei momenti sono le guerre e tutti gli atti di sopruso, di disparità sociale ed economica e protervia nei confronti degli altri esseri umani.

Quando invece impariamo a respirare più lentamente e fare uscire il secondo sistema, bene allora creiamo cose grandiose: tutti i sistemi di aiuto reciproco, di costruzione tecnologica al servizio della persona, tutte le famiglie, gli atti di amore e amicizia, tutte le azioni umane di dialogo e relazione sono spinte dal nostro sistema di calma ed esplorazione.

Noi possiamo scegliere, ogni giorno, a quale sistema attingere. La scelta va allenata. Purtroppo negli ultimi anni si sta allenando sempre di più il sistema di lotta o fuga, il primo sistema descritto. E questo porta a galla estremismi, odio e proposte irrazionali, di pensiero rapido, emotive, ma assolutamente pericolose.

Allenare l’altro sistema è faticoso, ma è l’unico sistema che abbiamo per evitare la nostra autodistruzione come specie.

Allenare il secondo sistema significa prima di tutto notare che ci aggrappiamo a schemi culturali fissi (pregiudizi, stereotipi, tradizioni, confini, ecc.) che abbiamo imparato come se fossero immodificabili. Poi proviamo a notare come il pensiero del nuovo, del diverso ci attiva subito le emozioni del primo sistema: paura, rabbia, repulsione. E poi scegliamo: invece che una risposta del primo sistema, magari respiriamo profondamente, rilassiamo i muscoli e proviamo a capire, ad approfondire, ad accogliere e condividere il bisogno dell’altro: che altro non è che un riflesso del nostro intimo bisogno di essere accolti e compresi.

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