“Il lavoro sociale che non fa notizia”, presentato il documento della FP Cgil verso il convegno nazionale del 3 giugno

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Il lavoro sociale finisce spesso al centro del dibattito pubblico solo quando esplode un caso mediatico o giudiziario. Più raramente viene raccontato per ciò che rappresenta ogni giorno: tutela delle fragilità, prevenzione, costruzione di relazioni e tenuta delle comunità. È da questa consapevolezza che nasce il documento di indirizzo presentato oggi dalla FP Cgil Piacenza in vista del convegno “Il lavoro sociale che non fa notizia – Tra delegittimazione e rilancio. Bibbiano e dopo”, in programma mercoledì 3 giugno alle ore 17 nel Salone Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza, in via XXIV Maggio 18.

La presentazione

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti Alberto Gorra, segretario generale FP Cgil Piacenza, Federico Ferri, funzionario FP Cgil Piacenza, Roberta Puddu, assistente sociale, e Barbara Airoldi, educatrice.

Il documento, elaborato da operatori dei servizi sociali e socio-sanitari – educatori, assistenti sociali e psicologi del pubblico e della cooperazione sociale – prende le mosse dalla vicenda di Bibbiano non per riaprire un processo giudiziario, ma per interrogarsi sugli effetti culturali, professionali e organizzativi prodotti negli ultimi anni sul lavoro sociale.

La delegittimazione del lavoro sociale professionale

Uno dei punti centrali messi in evidenza riguarda la delegittimazione del lavoro sociale professionale. Secondo il position paper, il clima di sospetto e la pressione mediatica e giudiziaria avrebbero inciso profondamente sulle condizioni di lavoro degli operatori: decisioni più difficili da assumere, timore dell’esposizione pubblica, indebolimento dell’autorevolezza professionale e maggiore vulnerabilità delle persone fragili che dei servizi hanno bisogno.

Il documento richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di difendere le reti istituzionali – il sistema di relazioni tra Comuni, Ausl, scuole, tribunali, Terzo settore e cooperazione sociale – considerate un presidio fondamentale per garantire prese in carico integrate e multiprofessionali. Un ruolo centrale viene attribuito al lavoro d’équipe, ritenuto indispensabile per evitare l’isolamento degli operatori e migliorare efficacia e tutela professionale.

Servizi sociali e sistema giudiziario

Tra i temi affrontati anche il rapporto tra servizi sociali e sistema giudiziario, le criticità emerse dopo la riforma Cartabia, il rischio di una progressiva trasformazione del welfare in mera erogazione di prestazioni frammentate anziché in percorsi continuativi di presa in carico.

Dal punto di vista delle proposte, la FP Cgil indica alcune priorità: rafforzamento delle tutele legali e assicurative per gli operatori, valorizzazione delle professionalità nei contratti e nelle coprogettazioni socio-sanitarie, sostegno strutturale alla supervisione professionale, formazione sulla comunicazione e campagne pubbliche capaci di raccontare “il lavoro sociale che non fa notizia”, le storie quotidiane di tutela, cura e protezione spesso invisibili al dibattito mediatico.

Il convegno del 3 giugno vedrà la partecipazione dell’avvocato Luca Bauccio, esperto in diritto penale, diritto della reputazione e diritti fondamentali, del professor Gino Mazzoli, docente ed esperto di welfare, insieme a operatori del territorio, educatori, psicologi e assistenti sociali. Porteranno i saluti Ivo Bussacchini, segretario generale CGIL Piacenza. Previsti inoltre gli interventi di Marco Bonaccini, segretario generale FP Cgil Emilia-Romagna, Patrizia Fistesmaire, dirigente psicologa FP Cgil Medici e Dirigenti Sanitari, oltre alle testimonianze di Roberta Puddu e Barbara Airoldi. Le conclusioni saranno affidate a Federico Ferri, mentre il confronto sarà moderato dal giornalista Mattia Motta

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