Richard Wagner torna a essere protagonista al Teatro Municipale di Piacenza dal 6 novembre all’8 novembre con Der fliegende Holländer (L’Olandese volante)

Richard Wagner torna a essere protagonista al Teatro Municipale di Piacenza dal 6 novembre all'8 novembre con Der fliegende Holländer (L’Olandese volante)

Richard Wagner torna a essere protagonista al Teatro Municipale di Piacenza dopo ventisei anni d’assenza. A conclusione della Stagione d’Opera 2025/206, venerdì 6 novembre alle 20 e domenica 8 novembre alle 15.30, Der fliegende Holländer (L’Olandese volante) approda sul palcoscenico piacentino. Il titolo wagneriano, mai rappresentato al Municipale, verrà proposto in un nuovo allestimento, coprodotto da Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena.

Sul podio Martijn Dendievel, una delle bacchette più autorevoli della nuova generazione europea, alla guida dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati. La messa in scena e i costumi sono firmati da Matteo Mazzoni, con le videoproiezioni create dal video designer Luca Attilii.

A interpretare l’Olandese sarà il baritono Claudio Sgura,tra i più richiesti dai maggiori teatri, che affronta la complessa sfida di debuttare in questo ruolo interamente in lingua tedesca.   Al suo fianco Johanni van Oostrum nel ruolo di Senta, soprano molto apprezzato nel repertorio wagneriano, che canta regolarmente nei più prestigiosi teatri. Completano il cast internazionale Sorin Coliban (Daland), Ian Koziara (Erik), Ester Ferraro (Mary) e Paolo Antognetti (Der Steuermann).

L’antica leggenda nordica dell’Olandese volante ispirò numerose opere letterarie; Wagner prese spunto dai Memoiren des Herren von Schnabelewopski di Heine, oltre che dall’avventuroso viaggio per mare compiuto nell’estate 1839 dalla Prussia orientale a Londra.

Composta fra il 1840 e il 1841, su libretto dello stesso Wagner, l’opera romantica Der fliegende Holländerdebuttò a Dresda il 2 gennaio 1843, segnando un passaggio decisivo nell’evoluzione del linguaggio wagneriano. È una delle prime opere in cui comincia ad affermarsi con chiarezza la concezione di dramma musicale del compositore di Lipsia, sostenuta dall’uso del leitmotiv e da una tensione narrativa continua. La vicenda del capitano maledetto condannato a peregrinare per i mari in eterno, destinato a trovare redenzione solo attraverso l’amore fedele di una donna, diventa una partitura di forte impatto teatrale, pensata per evocare la forza della tempesta e la natura spettrale della leggenda, dove l’orchestra si fa coprotagonista al fianco dei personaggi. Un’opera turbinosa che anticipa i grandi drammi wagneriani.

«La maledizione dell’Olandese è, prima ancora che una condanna, una condizione dell’esistenza – spiega il regista Matteo Mazzoni – un vagare attraverso immagini che ritornano, incontri che sembrano già accaduti, frammenti di un’identità che cerca disperatamente di ricomporsi. Un uomo senza Itaca, senza una Penelope che lo attenda, senza la certezza di poter finalmente tornare a casa. Se Ulisse attraversa il mare per ritrovare il luogo al quale appartiene, l’Olandese è condannato a navigare perché quel luogo non esiste più, o forse non è mai esistito. Non cerca una patria, ma qualcuno a cui affidarsi. Qualcuno davanti al quale poter deporre le proprie difese, senza paura di essere tradito, abbandonato, dimenticato. La sua storia, in fondo, ci riguarda da vicino, attraversa i secoli e arriva fino a noi, uomini e donne di un tempo in cui tutto sembra provvisorio, sostituibile, destinato a consumarsi rapidamente. Continuiamo a cercare un amore capace di resistere al tempo, un legame che non si dissolva alla prima difficoltà, qualcuno che possa pronunciare e mantenere quella promessa tanto semplice quanto smisurata: “per sempre”».

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