Il 9 gennaio 1936, nel pieno della guerra di Etiopia, Libertà/La scure diede un annuncio importante: il giorno dopo, con l’organizzazione dell’Istituto di Cultura Fascista e del Comitato di Piacenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, il prof. Alberto Maria Ghisalberti avrebbe tenuto una conferenza dal titolo “I limiti della storia del Risorgimento”.
Ghisalberti era già un nome nel campo della ricerca storica, professore in diverse università italiane, e avrebbe poi continuato la sua prestigiosa carriera nel dopoguerra, lasciando una cospicua produzione scientifica e divenendo, dal 1952 al 1983, direttore dell’Istituto Storico del Risorgimento di Roma nonché direttore del Dizionario Biografico degli Italiani.
Il progetto del museo e l’appello per raccogliere i cimeli del Risorgimento
Quando nei giorni successivi la stampa quotidiana diede il resoconto dell’avvenimento, si legge che la conferenza fu introdotta dal Presidente del Comitato piacentino, il conte Giuseppe Salvatore Manfredi, nipote del massimo esponente del Risorgimento piacentino, il quale confermò “l’attuazione prossima di un Museo locale del Risorgimento che abbia a raccogliere e conservare i non pochi cimeli del Risorgimento in rapporto alla nostra provincia”.
Un annuncio ripetuto una settimana dopo, il 18 febbraio, in un articolo intitolato “Per il Museo del Risorgimento”, in cui il quotidiano caldeggia l’iniziativa e scrive che “giusto e doveroso sembra a noi che chi può portare un contributo di oggetti, perché la buona idea possa pienamente realizzarsi, lo faccia senz’altro… armi, ritratti, quadri, fotografie, dagherrotipi, incisioni, uniformi, stampe, lettere, insomma tutto quanto possa ricordare l’opera dei nostri padri dal 1815 in poi, tornerà utile assai”.
Il museo sarebbe stato aperto l’anno successivo, il 10 giugno 1937, scegliendo una data densa di significati per la città.
Il 7 novembre 2026 il convegno per i 90 anni dall’idea del Museo del Risorgimento
Il 7 novembre 2026, a novant’anni dall’idea del Museo del Risorgimento di Piacenza, il tradizionale convegno annuale dell’Istituto per la Storia del Risorgimento sarà tematico e dedicato proprio a questo importante anniversario.
Le relazioni sulla storia del museo e sul Risorgimento piacentino
Un convegno dedicato alla storia del museo con due relazioni specifiche (Filippo Lombardi, Il Museo del Risorgimento di Piacenza: 90 anni e non dimostrarli, e Benito Dodi, Il “museo ritrovato” per le tracce della città risorgimentale) cui seguiranno sei relatori che, raccogliendo lo spirito con cui nacque il Museo, prendono spunto da oggetti nel Museo contenuti per raccontare il Risorgimento piacentino e non solo: Luigi Montanari (Piacenza 1889. Cambiamenti d’epoca in un manifesto), Matteo Sozzi (Il piacentino Melchiorre Gioia alle origini del Risorgimento italiano), Sarah Panizza (Tra il trono e il tricolore. Maria Luigia d’Austria e Luisa Zanardi Landi tra Restaurazione e Risorgimento), Paolo Brega (L’appello di Timoteo Riboli agli elettori parmensi del 1849), Enzo Latronico (Dal museo allo schermo. Il cinema e la ricostruzione del Risorgimento), Massimo Moreni (Il Tricolore).
Al termine Sergio Anelli con “Il Risorgimento a colori. Pillole di storia tra illustrazione e comic art”.
Convegno nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese: orario e coordinamento
Il convegno si terrà il 7 novembre 2026 alle ore 09.30, nella splendida cornice della Cappella Ducale di Palazzo Farnese, messa a disposizione dal Comune di Piacenza, sotto il coordinamento di Salvatore Carrubba, direttore di “Mondo economico” e del “Sole 24 Ore”, docente di IULM e Presidente del Comitato di Milano dell’Istituto per la Storia del Risorgimento.
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