Approvata la risoluzione su Giorgio Armani, Albasi: “Un riconoscimento che unisce memoria, lavoro e futuro”

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L’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato la risoluzione presentata dal Consigliere regionale del Partito Democratico Lodovico Albasi, dedicata a Giorgio Armani, tra i massimi interpreti del Made in Italy e figura di riferimento internazionale per la cultura del progetto e dell’impresa.

«Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione di un atto che riconosce il valore della figura di Giorgio Armani con rispetto e visione – dichiara Albasi –. Non un gesto simbolico fine a se stesso, ma una proposta che intende tradurre la memoria in opportunità concrete per giovani, lavoratori e imprese, valorizzando formazione, qualità manifatturiera ed etica del lavoro».

La risoluzione individua nella cornice nazionale, fondata sulla leale collaborazione tra Governo, Regioni ed enti locali, il contesto più idoneo per valorizzare in modo non strumentale l’eredità culturale e civile di Armani, attraverso l’istituzione di un Programma triennale “Giorgio Armani – Arte, Impresa, Lavoro”, capace di coniugare memoria, orientamento, ricerca e promozione del lavoro di qualità.

Il testo richiama inoltre il legame duraturo dello stilista con l’Emilia-Romagna e con il territorio, ricordando come Giorgio Armani abbia donato negli anni Ottanta un patrimonio di oltre ottomila disegni, figurini, schizzi e materiali al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, testimonianza di un rapporto profondo con le istituzioni culturali regionali.

«È significativo – prosegue Albasi – che, accanto all’iniziativa dell’Assemblea legislativa regionale, anche il territorio di origine di Armani abbia espresso una posizione chiara e condivisa». Il Comune di Piacenza, infatti, ha visto il proprio Consiglio comunale approvare all’unanimità una mozione che impegna l’amministrazione a intitolare a Giorgio Armani una strada, un parco o un altro luogo pubblico “all’altezza del suo prestigio”.

«Si tratta di segnali coerenti e complementari – conclude Albasi – che dimostrano come sia possibile onorare una grande figura del Paese mantenendo un profilo istituzionale, inclusivo e non strumentale, e trasformando il riconoscimento pubblico in un investimento sul futuro del lavoro e delle nuove generazioni».

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