Finti carabinieri e truffe agli anziani, l’indagine parte da Castell’Arquato e arriva fino a Napoli: tre denunce

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Una truffa ai danni di un’anziana del paese, messa a segno con il collaudato espediente del “finto carabiniere”, ha dato origine a una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri della Stazione di Castell’Arquato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Piacenza. 

Le truffe

L’attività riguarda un episodio avvenuto il 28 novembre 2024 in danno di una donna di 88 anni residente a Castell’Arquato. La vittima era stata contattata telefonicamente da un uomo che, spacciandosi per appartenente all’Arma dei Carabinieri di Genova, le aveva riferito che il figlio era rimasto coinvolto in un grave incidente stradale. Per rendere più credibile il raggiro, durante la telefonata l’anziana sarebbe stata messa in contatto anche con una voce piangente, simile a quella del figlio, che le chiedeva di consegnare denaro.

Poco dopo, presso l’abitazione della donna si presentava un uomo vestito di scuro, con cappellino e barba, che si qualificava come carabiniere. La vittima, convinta dell’urgenza della situazione, gli consegnava quasi 500 euro in contanti e diversi monili in oro, tra cui bracciali, collane e altri gioielli. Il primo riscontro investigativo arrivava dalle immagini di videosorveglianza acquisite in zona. Le telecamere della vicina filiale bancaria riprendevano l’arrivo e l’uscita del presunto incaricato della riscossione: un uomo vestito interamente di nero, ripreso mentre attendeva nei pressi del portone e utilizzava un telefono cellulare.

Le indagini

Da quel dettaglio è partita una minuziosa attività tecnica. Le verifiche hanno consentito di collegare un’utenza a un giovane originario dell’area partenopea, ritenuto uno dei presunti esecutori materiali del raggiro a Castell’Arquato, per poi spostarsi successivamente verso Brescia. L’attività, quindi, si è allargata a un secondo episodio, avvenuto sempre il 28 novembre 2024 a Bassano Bresciano, ai danni di un’altra anziana, di 87 anni.

Anche in quel caso sarebbe stato utilizzato lo stesso schema: telefonata allarmante, falso incidente di un familiare, richiesta urgente di denaro e successivo intervento di un finto appartenente alle forze dell’ordine. Alla vittima sarebbero stati sottratti 350 euro, una collanina, due fedi in oro, un paio di orecchini e un orologio. Alla fine, tutto il lavoro investigativo ha permesso di delineare una struttura organizzata, con ruoli distinti: da un lato gli autori delle telefonate, dall’altro i cosiddetti “trasfertisti”, incaricati di raggiungere fisicamente le abitazioni delle vittime per ritirare denaro e preziosi.

Le perquisizioni

La Procura della Repubblica di Piacenza, condividendo l’ipotesi investigativa prospettata dai carabinieri di Castell’Arquato, ha emesso un decreto di perquisizione personale e locale nei confronti dei soggetti individuati. Le attività sono state delegate ai reparti competenti nelle zone di Napoli Centro, Caivano e Casoria.

Nel corso delle perquisizioni sono stati identificati compiutamente gli indagati e sono stati rinvenuti e sequestrati dispositivi mobili riconducibili all’attività delittuosa. Gli accertamenti hanno inoltre permesso di individuare un’abitazione nel centro di Napoli, ritenuta dagli investigatori possibile base operativa o “call center” da cui sarebbero partite le telefonate dirette alle vittime. Al termine dell’attività, sono stati denunciati tre uomini: un giovane 25enne residente nel Napoletano, un uomo 43enne originario dell’area di Frattamaggiore e un terzo soggetto di 59 anni residente a Napoli, quest’ultimo ritenuto collegato all’immobile individuato come possibile base logistica.

Le accuse

Le ipotesi di reato riguardano la truffa aggravata in concorso, con contestazione delle aggravanti legate all’età delle vittime, alla particolare insidiosità del raggiro e al danno patrimoniale provocato. L’indagine della Stazione Carabinieri di Castell’Arquato rappresenta un esempio di attività investigativa sviluppata a partire da un singolo episodio locale e proseguita attraverso l’incrocio di denunce, immagini, utenze intestate fittiziamente e spostamenti sul territorio nazionale.

Fondamentale è stata la tempestiva acquisizione degli elementi tecnici subito dopo la denuncia: le immagini dell’uomo al portone, la presenza del telefono cellulare durante le fasi della truffa, i contatti tra l’utenza della vittima e i numeri utilizzati dai truffatori, fino alla ricostruzione dei movimenti tra Campania, Piacenza, Castell’Arquato e Brescia.

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