Impianto Bess a Zerbio di Caorso, Quintavalla (Pd): “Valutare una diversa collocazione, più lontano dalle case o nell’ex centrale”

“Un impianto di accumulo elettrochimico a soli cinquanta metri dalle abitazioni può rappresentare un problema per la sicurezza dei residenti. Il progetto Bess previsto a Zerbio di Caorso richiede a mio avviso un approfondimento per valutare una diversa collocazione, a maggiore distanza dalle case; l’ideale sito potrebbe essere nell’ex centrale nucleare, considerando peraltro che nel Tavolo della Trasparenza la posizione della Regione è stata quella di dedicare il sito dell’ex-Arturo ad un centro dedicato alle energie rinnovabili, anche aperto alla ricerca e alla sperimentazione. Ad esempio, lo scorso anno Sogin ha pubblicato il primo bando di gara in project financing per la progettazione, realizzazione, e gestione di un impianto BESS da 266 MW presso l’area adiacente alla centrale nucleare di Latina in dismissione”.

Lo afferma Luca Quintavalla, consigliere regionale del Partito democratico, che ha depositato oggi un’interrogazione in cui chiede alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna di rivolgersi al Governo, in particolare al soggetto competente Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, per chiedere un supplemento di indagine, nonché l’avvio di un processo di consultazione e sensibilizzazione del territorio per valutare la migliore collocazione dell’impianto insieme alla comunità locale. Il consigliere piacentino interviene a seguito delle sollecitazioni del comitato “Sì all’energia trasparente e sostenibile” presieduto da Angelo Giostri, con cui ha avuto contatti nei giorni scorsi.

“Siamo consapevoli, come Partito democratico – riflette Quintavalla – dell’importanza degli impianti di accumulo elettrochimico (Bess), che rappresentano uno strumento per stabilizzare la rete e quindi permettono di rendere disponibile energia elettrica da rinnovabili quando serve e non solamente quando viene prodotta. Quello di Zerbio, con una potenza di 225 megawatt, potrebbe sostenere da solo l’intera rete elettrica di una città di 200mila abitanti nei momenti di picco. Tuttavia, il comitato ha sollevato alcune questioni chiave che meritano attenzione. In primis, la distanza: 50 metri dalle prime case è una distanza esigua, con potenziali rischi sia in termini di sicurezza che in termini di inquinamento termico, acustico e luminoso. Stiamo parlando di un impianto che andrà ad occupare, con una fitta rete di container porta batterie, circa nove ettari di terreno. Si tratta di un quadrato di 300 metri per lato, una superficie che equivale a 12-15 campi da calcio”.

C’è poi il tema del riscaldamento globale. “Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Nella stagione estiva – rileva il consigliere – vivere a pochi metri da un simile impianto significherebbe essere esposti a rischi rilevanti”. Le criticità sono notevoli anche in tema di sicurezza. “Il Joint research centre (Jrc) della Commissione europea ha evidenziato che questo tipo di impianti, con batterie a litio, presenta rischi legati a possibili incendi ed esplosioni e al rilascio di gas tossici ed esplosivi”.

Poco più di un mese fa, l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato la Legge sulle aree idonee, che per questo tipo di impianti impone una distanza minima di 500 metri dai centri abitati. “Come Regione abbiamo fatto la nostra parte, cercando di tutelare un equilibrio tra la spinta a favore delle energie rinnovabili e la tutela dei territori; tuttavia – chiarisce Quintavalla – la legge non si applica ai procedimenti in corso, come questo di Zerbio. Segnalo però che linee guida dell’US Environmental protection agency (Epa) raccomandano comunque una zona di isolamento precauzionale di almeno 100 metri per proteggere la popolazione dalle emissioni di gas tossici in caso di incidente”. Inoltre, il consigliere regionale dem sostiene che “l’autorizzazione di un impianto di queste dimensioni, che attinge per la sua operabilità a infrastrutture pubbliche preesistenti, dovrebbe essere soggetta a valutazioni di pianificazione territoriale e non meramente procedurali”.

La collocazione a Caorso – rileva il consigliere regionale piacentino – “sfrutterebbe la possibilità di collegarsi alle infrastrutture della rete elettrica costruite per la ex centrale di Caorso. Considerato che la legislazione in materia non è ancora consolidata, chiediamo che si valutino con attenzione le preoccupazioni dei residenti e che si verifichi la possibilità di ripensare la collocazione dell’impianto, pur confermando la nostra posizione favorevole rispetto ai sistemi funzionali alle energie rinnovabili e alla transizione energetica. Il ruolo della Regione in questo procedimento è solo marginale, essendo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il Soggetto competente, ma ritengo importante un’attenzione e un approfondimento sul progetto a tutela dei cittadini”.

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