Sono 65, di cui 28 donne e 37 uomini, i componenti del panel di cittadini aderenti al percorso di coinvolgimento della comunità nell’aggiornamento del Regolamento comunale della Partecipazione, in vigore dal 2013 e oggetto di un processo inclusivo di riscrittura e rinnovamento, mirato a consolidare ulteriormente – anche grazie alle opportunità offerte dall’evolversi delle tecnologie e degli strumenti digitali – il dialogo tra Amministrazione e territorio.
L’evento di avvio del progetto cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna – il cui lancio ufficiale era avvenuto qualche settimana fa in Municipio, per invitare singoli e associazioni a candidarsi a far parte del gruppo – si è tenuto nella serata di mercoledì 4 marzo a Palazzo Farnese, con l’intervento della sindaca Katia Tarasconi, dell’assessora alla Partecipazione Serena Groppelli e del direttore generale del Comune, Luca Canessa. L’appuntamento, coordinato dal team di Poleis che affianca l’Amministrazione in questa attività, è stato occasione per presentare – a cura del referente Filippo Ozzola – il calendario degli incontri in programma, nonché, con il coordinatore dei processi partecipativi regionali Michele D’Alena, gli obiettivi che ci si pone per ampliare e favorire il contributo della collettività alle decisioni pubbliche.
“Ci tenevo particolarmente – sottolinea la sindaca Tarasconi – a ringraziare le persone che si sono rese disponibili a seguire ogni tappa di questo cammino, che è molto più di un normale iter amministrativo volto ad adeguare, ai mutamenti del tempo, un documento che sino ad oggi ha rappresentato una bussola importante. Il nostro attuale Regolamento è un ottimo punto di partenza da cui iniziare a lavorare insieme, con il supporto prezioso della Regione; condividere la genesi del suo rinnovamento significa assumersi un impegno che è espressione di senso civico e responsabilità, ma è anche un gesto di fiducia reciproca, per costruire una città sempre più accogliente.
Penso ad esempio agli studenti fuori sede, o ai lavoratori non residenti: una comunità inclusiva è uno spazio in cui ognuno può sentirsi cittadino, corresponsabile del territorio che ci apre le sue porte”.
“Negli ultimi anni – rimarca l’assessora Groppelli – è cambiato radicalmente il modo in cui le persone si attivano e i modelli ereditati dalla lunga esperienza novecentesca richiedono di essere aggiornati e integrati, non solo includendo le tecnologie digitali, ma ripensando gli strumenti stessi, perché possano essere più flessibili e vicini ai bisogni e ai tempi dei cittadini. Il Regolamento della partecipazione non è un documento tecnico da lasciare agli esperti, ma la carta con cui Piacenza decide come i suoi cittadini possono contare, incidere, essere ascoltati. È, in un certo senso, il fondamento di tutto il resto, del dialogo tra la città e chi la amministra”.
“Alla base – chiosa il direttore generale dell’ente, Luca Canessa – c’è il concetto fondamentale di tutela e promozione dei beni comuni, di cui nel 2025 abbiamo approvato le linee guida di gestione condivisa, introducendo il criterio innovativo della redditività civica come capacità di generare benefici sociali misurabili per la collettività.
In questi anni abbiamo declinato in tanti modi il principio cardine della partecipazione: dall’implementazione dei gruppi di vicinato alla co-progettazione nei più svariati ambiti di competenza del Comune, dai patti di reciprocità con i cittadini (basti pensare al cosiddetto “baratto amministrativo” o a iniziative premiali come Ecoattivi) sino all’impianto generale di una collaborazione costruttiva, orientata a valorizzare il rapporto tra pubblico e privato: tutto va nella direzione di una città sempre più vissuta e recepita come patrimonio di cui prendersi cura insieme”.
Il panel si compone per oltre il 60% – 40 persone – della fascia d’età tra i 35 e i 65 anni, mentre 5 partecipanti (pari circa all’8%) hanno tra i 16 e i 25 anni, 9 cittadini – quasi il 15% – rientrano nella fascia 25-35 e gli over 65 sono 11, vale a dire oltre il 16% del totale.
Per quanto riguarda la zona di residenza, il 31.1% afferisce al centro storico compreso tra i punti cardine di via Taverna, via Roma, piazza Cittadella e Cheope, il 21.3% rappresenta i quartieri tra viale Dante e via Veneto, Galleana e Stadio nella parte Sud della città, il 16.4% è espressione della zona Est tra Farnesiana, Baia del Re, San Lazzaro, Mucinasso, Ivaccari e Montale, il 13.1% fa riferimento all’area Ovest tra Infrangibile, Veggioletta, Borgotrebbia e Sant’Antonio, l’8.2% non risiede stabilmente a Piacenza ma la vive quotidianamente per motivi di studio o lavoro, mentre il restante 9.8% si divide equamente tra Besurica e frazioni lungo la direttrice di Vallera, Pittolo, Quarto e San Bonico da una parte, Roncaglia, Gerbido, Mortizza, Bosco dei Santi e Capitolo dall’altra.
Sono 43 i cittadini che non hanno ruoli direttivi o di rappresentanza in alcuna associazione, a differenza delle rimanenti 22 persone coinvolte nelle seguenti realtà: Amici del Capitolo, Arci, Amici del Museo della Resistenza Piacentina, Associazione Noi di Gerbido, Mortizza e Bosco dei Santi, Cantiere Simone Weil, Fiab Amolabici, Diocesi di Piacenza – Bobbio, Libera Piacenza, Nuovi Viaggiatori, Piacenza in Blu, Associazione Baia del Re, Rathaus, Avis comunale, Arcigay, Spes, Comitato Orti di via Campesio, Laureati in Scienze Agrarie, Legambiente, Quartiere Roma, Cosmonauti, Croce Rossa Italiana, Assofa.
I lavori proseguiranno con il prossimo incontro in calendario il 25 marzo presso l’Hub Too di via XXIV Maggio 51.
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