Il teatro può diventare uno spazio in cui sperimentare nuove forme di espressione, mettersi in relazione con gli altri e dare valore alla propria esperienza. È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro della compagnia Diurni e Notturni, protagonista di un percorso che da oltre vent’anni intreccia teatro e salute mentale, attraverso laboratori creativi che coinvolgono persone in carico al Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze patologiche dell’Azienda Usl di Piacenza.
Il risultato di questo lavoro, quest’anno, è “Un pranzo in famiglia”, la nuova performance ideata e diretta da Nicola Cavallari, in programma venerdì 30 ottobre alle 20.30 al Teatro Filodrammatici di Piacenza. Lo spettacolo, a ingresso gratuito, è inserito nel cartellone Pre/Visioni della Stagione di prosa 2026/2027 di Teatro Gioco Vita, con Fondazione Teatri, la collaborazione dell’Associazione Amici del Teatro Gioco Vita e il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano nell’ambito dei progetti di “InFormazione Teatrale”.
Il progetto Diurni e Notturni dimostra come la pratica teatrale possa affiancare i percorsi di cura, offrendo occasioni concrete per sviluppare capacità relazionali, rafforzare l’autostima e partecipare alla vita della comunità. Il palcoscenico diventa un luogo in cui ciascuno può contribuire con le proprie risorse, confrontarsi con il gruppo e costruire, insieme agli altri, un’esperienza condivisa. Un percorso che contribuisce anche a contrastare pregiudizi e stereotipi sulla salute mentale, restituendo centralità alla persona e alle sue possibilità espressive.
“La nostra Azienda – sottolinea il direttore generale Paola Bardasi – sostiene percorsi che mettono al centro la persona nella sua interezza, riconoscendo l’importanza delle relazioni, della creatività e della partecipazione sociale nei processi di cura. La collaborazione con Diurni e Notturni e con le realtà culturali del territorio rappresenta un esempio concreto di come sanità e comunità possano lavorare insieme per promuovere inclusione e contrastare lo stigma. Investire in queste esperienze significa contribuire a una cultura della salute mentale fondata sul rispetto, sulle opportunità e sul riconoscimento delle capacità di ciascuno”.
“Il valore di questo progetto – evidenzia Ornella Bettinardi, direttrice di Recovery, collegamento e inclusione sociale – sta nella possibilità di riconoscere alla persona uno spazio in cui esprimersi, sperimentare le proprie capacità e costruire relazioni. Il teatro non sostituisce gli interventi sanitari, ma può affiancarli, diventando uno strumento prezioso di riabilitazione psicosociale e partecipazione. Esperienze come questa ci ricordano che la salute mentale riguarda la comunità nel suo insieme e che promuovere inclusione significa creare occasioni reali per essere parte attiva della vita sociale”.
“Il teatro è uno spazio in cui le persone possono sperimentarsi, mettersi in gioco e scoprire nuove possibilità espressive e relazionali – sottolinea Piero Verani, responsabile del progetto terapeutico Teatro e salute mentale –. Nel laboratorio non conta soltanto il risultato artistico, ma soprattutto il percorso che si costruisce insieme: imparare ad ascoltarsi, confrontarsi, riconoscere le proprie risorse e trovare il proprio posto all’interno del gruppo. Ogni spettacolo è il frutto di un lavoro condiviso, nel quale ciascuno contribuisce con la propria sensibilità e le proprie capacità. Portare questo lavoro sul palcoscenico significa anche offrire alla comunità l’opportunità di guardare alla salute mentale da una prospettiva diversa, oltre gli stereotipi, riconoscendo prima di tutto le persone e le loro potenzialità”.
Un’équipe multidisciplinare al fianco dei partecipanti
Alla realizzazione del progetto collaborano con Verani professionisti e professioniste afferenti a diverse unità operative del Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze patologiche e provenienti dai tre distretti dell’Azienda. Elena Davoli, Doriana Freghieri, Sonia Passafonti, Cecilia Campolonghi, Andrea Zabelli, Lucilla Casciano, Elena Mandrini, Serena Magistrali e Claudia Miboli contribuiscono al percorso attraverso una collaborazione che supera i confini delle singole strutture e coinvolge i livelli territoriale, semiresidenziale e residenziale.
Si costituisce così un’équipe multidisciplinare temporanea, trasversale e dedicata al progetto, composta dai professionisti che partecipano concretamente alle prove e accompagnano i pazienti nel percorso. Una rete di competenze e presenze che rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’esperienza: il lavoro teatrale diventa infatti occasione di incontro e collaborazione non soltanto per i partecipanti, ma anche per gli operatori, rafforzando il dialogo tra servizi e contribuendo al carattere aggregativo del progetto.
In scena ci saranno Alessandra Cantergiani, Marco Carini, Pooja Cassinelli, Valentina Cerri, Pierangelo Ferrari, Emilia Maggi, Paolo Pedretti, Marie France Pierre Dit Cudorge, Elisabetta Pognani, Ferdinando Scaglia e Mario Testa. La performance sarà accompagnata dalle musiche di Guido Pagani e dalla partecipazione di Simone Schiavi, volontario che da diversi anni segue il lavoro teatrale della compagnia, nel ruolo di Deus ex machina. Collaborano all’allestimento Erilù Ghidotti e Giulia Riva, assistenti alla regia, e Giovanni Mutti e Daniele Princi per lo staff tecnico.
Lo spettacolo si inserisce nella rete Teatralmente – Teatri della Salute, nell’ambito del progetto regionale “Teatro e salute mentale”, che promuove l’incontro tra pratiche artistiche, servizi sanitari e comunità. Un appuntamento aperto alla cittadinanza, per conoscere da vicino un’esperienza in cui il teatro diventa occasione di espressione, condivisione e partecipazione.
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