Piano di rilancio, Confesercenti: “Nessun ritorno alla normalità senza sostegni concreti agli imprenditori”

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“Manca un piano ad hoc per il turismo, ma complessivamente le risorse annunciate per il rilancio sembrerebbero ingenti; pur se ridotte rispetto a quanto mobilitato da altri paesi europei. Adesso sarà fondamentale che arrivino rapidamente senza incertezze alle imprese. Sciogliendo, una volta per tutte, anche i dubbi sulla ripartenza. A quattro giorni dalla data prevista, manca ancora un provvedimento che chiarisca esattamente quali imprese possono riaprire e a quali condizioni”. Così Confesercenti Piacenza, tramite il suo presidente Nicolò Maserati.

“Il DL Rilancio introduce diversi strumenti per l’economia, alcuni positivi come gli indennizzi a fondo perduto e lo stop agli aumenti IVA; altri da rivedere. A partire dal capitolo turismo, un settore per cui servono misure mirate e visione strategica: difficilmente il bonus di 500 euro salverà la stagione”.

“Bisogna anche assicurarsi dell’efficacia operativa dei provvedimenti. Sono moltissime le imprese, sopratutto di minori dimensioni, che attendono ancora di accedere ai benefici previsti dai decreti precedenti. Le inefficienze hanno riguardato non solo l’erogazione effettiva dei bonus, ma anche cassa integrazione e credito. I finanziamenti fino a 25mila euro, garantiti da Mediocredito e riservati alle imprese minori, ad artigiani e professionisti, hanno al momento mobilitato solo 2,8 miliardi di credito. Un risultato sotto le aspettative, sopratutto se si considera che è appena il 15% degli oltre 18,5 miliardi erogati alle imprese più grandi”.

“Da verificare con attenzione, ma in prima battuta sembrerebbe positiva, la creazione di un fondo speciale per le aree più colpite. Fondo che dovrebbe portare alle casse dei comuni del nostro territorio oltre 17 milioni di euro. Non ancora però sufficienti per garantire un reale supporto a cittadini, imprese, attività della nostra provincia”.

“I ritardi registrati, riconosciuti dallo stesso Governo, hanno aumentato le incertezze degli operatori. Un clima di sfiducia cui ha contribuito anche la mancanza di chiarezza sulla ripartenza. A parte le linee guida – il cui valore è però tecnico e quindi non vincolante – e le molte dichiarazioni politiche, non c’è ancora nulla di definito ed approvato sull’avvio della fase 2. Serve quindi un nuovo, immediato, provvedimento che vada a garantire le riapertura a far tempo da lunedì prossimo”.

“E’ intollerabile che ad oggi, ufficialmente (mancando nuovo DPCM che autorizzi le regioni a disciplinare in autonomia le riaperture), centinaia di migliaia di bar, ristoranti, mercati, alberghi, negozi, non sappiano ancora se potranno lavorare. La ripartenza graduale e le nuove limitazioni aumenteranno i costi di gestione delle imprese, riducendone la produttività. E riaprire potrebbe essere problematico quanto star chiusi, tra linee guida, protocolli, fondo perduto col contagocce, consumi in caduta libera e casse integrazioni che tardano ad essere pagate. Occorre avere tutti la consapevolezza che dal 18 maggio non ci sarà il ritorno alla normalità senza un sostegno rapido ed efficace per le imprese. Il rischio è che lunedì moltissimi rimarranno comunque chiusi, rimandando di fatto, ancora una volta, la ripartenza del Paese”.