Secondo Luca Zandonella, consigliere della Lega, il Comune avrebbe acquistato droni non utilizzabili in base a una disposizione della Prefettura di Lecce. “In realtà quella disposizione non riguarda l’attività che verrà svolta dalla Polizia locale di Piacenza che sta completando formazione, registrazioni, assicurazioni, procedure privacy e protocolli operativi”, replica la giunta comunale.
LA NOTA DELLA GIUNTA COMUNALE
I droni in dotazione alla Polizia Locale del Comune di Piacenza non sono ancora stati utilizzati perché l’impiego operativo di strumenti di questo tipo richiede il completamento di passaggi tecnici, formativi, assicurativi, autorizzativi e legati alla tutela dei dati personali. Non perché si tratti di dispositivi inutilizzabili o acquistati per attività non consentite.
Una serie di adempimenti
Prima di poter impiegare un drone in un’attività di servizio, infatti, è necessario completare una serie di adempimenti: formazione degli operatori, attestati, coperture assicurative, registrazioni, definizione dei protocolli interni, valutazioni privacy e procedure per il trattamento dei dati. Si tratta di passaggi necessari proprio per garantire un utilizzo corretto, proporzionato e conforme alla normativa.
È questo il punto che va chiarito rispetto alla polemica sollevata a mezzo stampa dal consigliere comunale Luca Zandonella, che già in un’interrogazione del 25 febbraio aveva ipotizzato un possibile spreco di denaro pubblico, sostenendo di fatto che i droni acquistati dal Comune non potessero essere utilizzati dalla Polizia Locale alla luce di una circolare della Prefettura di Lecce.
Un ambito differente
In realtà, la circolare richiamata riguarda un ambito diverso: l’utilizzo dei droni per attività autonome di controllo del territorio e prevenzione di illeciti, riconducibili all’ordine e alla sicurezza pubblica. Non introduce un divieto generale di utilizzo dei droni da parte della Polizia Locale, né preclude l’impiego per attività tecniche e puntuali compatibili con le funzioni dell’ente.
Il Comando di Polizia Locale di Piacenza lo aveva già chiarito nella relazione tecnica trasmessa al consigliere prima della sua uscita pubblica sulla stampa: i droni del Comune di Piacenza non sono destinati al pattugliamento dall’alto, alla sorveglianza preventiva o al monitoraggio sistematico del territorio, ma principalmente al rilievo dei sinistri stradali tramite fotogrammetria.
Impiego “on demand”
L’impiego previsto sarà “on demand”, cioè attivato a seguito della segnalazione di un sinistro, limitato all’area dell’incidente e al tempo strettamente necessario ai rilievi. L’obiettivo è rendere più precisa e completa la documentazione tecnica degli incidenti stradali, ricostruendo con maggiore accuratezza dinamiche, cause e responsabilità.
La stessa richiesta di accesso agli atti presentata dal consigliere il 16 maggio dimostra che il tema del mancato utilizzo era già noto e oggetto di approfondimento formale. Per questo sorprende che oggi venga presentato come prova di uno “spreco”, quando la ragione è il completamento degli adempimenti necessari prima dell’attivazione operativa. Non solo: l’articolato percorso giuridico e di formazione avviato a gennaio è stato inserito in un progetto di innovazione per il quale è stato chiesto un finanziamento regionale e nel quale Piacenza sarà “comune pilota” per altri enti.
Presentare come inutile un acquisto solo perché i dispositivi non sono stati impiegati prima della conclusione degli iter previsti significa confondere la prudenza amministrativa con l’inutilità. Il Comune ha scelto di procedere con cautela proprio per garantire un utilizzo regolare, sicuro e coerente con il quadro normativo.
I droni saranno quindi utilizzati solo al termine degli adempimenti previsti e secondo protocolli coerenti con le competenze della Polizia Locale: non per attività vietate, ma per funzioni tecniche di supporto, a partire dai rilievi dei sinistri stradali.
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