“Non siamo contrari alle energie alternative, solo ogni impianto andrebbe progettato considerando le esigenze e la sicurezza dei cittadini”. In sostanza è questo il principio che guida il Comitato “Sì all’Energia Trasparente e Sostenibile”, nato con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo realmente compatibile con le caratteristiche dei territori e rispettoso delle comunità locali in una cornice di governance partecipata multilivello che garantisca trasparenza amministrativa e tutela sociale, ambientale ed economica.
Proprio questi principi, secondo i promotori, non troverebbero adeguata applicazione nel progetto di impianto di accumulo elettrochimico (BESS-Battery Energy Storage System) da 225 MW previsto a ridosso dell’abitato di Zerbio di Caorso, attualmente sottoposto alla procedura autorizzativa presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
“Lo stesso decreto legislativo 190 del 24, che è quello che regola poi i processi autorizzativi delle FER, dà chiare indicazioni su come individuare le aree cosiddette idonee. Parliamo ad esempio delle fasce lungo le autostrade, i siti industriali, le cave, i parcheggi, le discariche, e qui ne abbiamo due. Uno è il sito industriale della centrale nucleare di Caorso in decommissioning e l’area è molto vasta. Poi parliamo anche di una discarica mai bonificata, quindi si potrebbero anche prendere due piccioni con una fava chiedendo anche al proponente come compensazione di bonificarla e costruirgli sopra, quindi non diciamo no, ma diciamo sediamoci attorno a un tavolo e valutiamo”. Spiega Elena Ghezzi, del comitato.
L’impianto sorgerebbe infatti a circa 50 metri dall’abitazione più vicina, a soli 20 metri da un sito appartenente alla rete Natura 2000 e occuperebbe circa 9 ettari di terreni classificati ad alta produttività agricola.
Un impianto BESS a ridosso di un centro abitato rappresenta un elevato livello di rischio per la popolazione. Innumerevoli studi scientifici di indiscutibili enti di ricerca, come ad esempio il JRC (Centro Comune di Ricerca della Commissione europea) valutano i BESS come tecnologie importanti per la transizione energetica, ma caratterizzate da rischi specifici e severi legati alla sicurezza chimica, termica (Thermal Runaway) ed elettrica. La stessa Circolare 21021/2024 del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco richiama l’esigenza di sicurezza della vita umana e incolumità delle persone nei processi valutativi.
L’assemblea costitutiva ha eletto Angelo Giostri quale presidente del Comitato.
“In assenza di un quadro regolatorio nazionale che indichi almeno le distanze minime dai ricettori più sensibili, come ad esempio le abitazioni, ed i limiti di applicabilità del concetto di “interesse pubblico prevalente”, il nostro Paese non può permettersi che le scelte sulle FER siano lasciate esclusivamente alle dinamiche di mercato. Diversamente, rischieremmo di trovarci di fronte a un vero e proprio far west incontrollato e ingovernabile”, dichiara il neopresidente Angelo Giostri, sottolineando come il Comitato possa contare su un ampio sostegno da parte della popolazione locale.
Il comitato è contattabile anche su Instagram.
LA PETIZIONE ONLINE
Sul portale Change.org il comitato ha avviato una raccolta firme.
“Siamo favorevoli alle energie rinnovabili e riconosciamo l’importanza strategica dei sistemi di accumulo per accompagnare la transizione energetica del nostro Paese. Tuttavia, crediamo che tale transizione, per essere realmente sostenibile, non possa prescindere dalla tutela delle persone, delle famiglie, delle attività economiche e dei territori interessati”.
“Il progetto dell’impianto di accumulo elettrochimico (BESS), previsto a ridosso dell’abitato di Zerbio, a circa 50 metri dall’abitazione più vicina, a 20 metri dal sito Natura 2000 “Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio” e su 9 ettari di terreno ad alta produttività agricola, suscita forti preoccupazioni per la vicinanza alle abitazioni, per l’impatto sul contesto rurale e per le possibili ricadute sulla qualità della vita della comunità locale”.
“L’inaccessibilità alle informazioni sul progetto, gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, attraverso la piattaforma PERMITTING esclude la partecipazione democratica e l’apporto di contributi tecnico-scientifici utili al progetto stesso. Niente è detto degli effetti cumulativi e delle interazioni e delle ricadute sulle persone, sulle famiglie e sulle imprese che popolano ed operano nella zona”.
“Siamo convinti che esista una soluzione in grado di coniugare sviluppo energetico e rispetto delle comunità locali. Per questo non cerchiamo uno scontro, ma un confronto”.
LA RICHIESTA DI UN TAVOLO
“Chiediamo l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra REC 002, in qualità di proponente, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ARPAE-Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Piacenza, il Comune di Caorso, gli enti competenti, le organizzazioni agricole e i rappresentanti”.
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