Alternativa per Piacenza: “Il nuovo ospedale deve sorgere in un’altra area”

Cugini (Pd), Lo ius soli

Sulla sanità pubblica Alternativa per Piacenza invoca un dibattito improntato alla massima onestà intellettuale, partendo da un principio enunciato durante il convegno sulla riorganizzazione territoriale del 7 maggio u.s.
Bisogna cambiare prospettiva: “non considerare più il TERRITORIO come una realtà extra-ospedaliera ma intendere l’OSPEDALE come una realtà intra-territoriale”

Vale a dire che l’ospedale deve essere un tassello di pari importanza in una rete di presidi sanitari che operano in stretta sinergia sul territorio (ospedali di vallata, ospedali di comunità, Case di comunità, medici di medicina generale, ecc.), smettendo di considerare invece questi ultimi come un appendice meno rilevante di quanto accade in ospedale.

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Allora:
✓ospedale nuovo sì, ma non in area 6;
✓liste d’attesa spropositate (il Comune deve tornare a essere interlocutore autorevole);
✓mappatura dei principali problemi che affliggono la sanità, locale e nazionale:
– calo demografico, invecchiamento della popolazione e aumento delle patologie croniche, che necessitano di frequenti accessi e interventi sanitari di diversa intensità di cura;
– solitudine dell’anziano e difficoltà nella gestione domiciliare, in particolare del paziente allettato e/o con deterioramento cognitivo;
– gestione integrata del fine vita e delle cure palliative;
– carenza di personale medico e infermieristico, dovuto a scarsa programmazione nazionale degli accessi alle specializzazioni e insufficienti risorse destinate alla sanità pubblica;
– remunerazione e indennità di lavoro non sufficienti per attrarre i professionisti della sanità;
– alto numero di pensionamenti non rimpiazzati.
– difficoltà delle persone a sfruttare appieno e in modo appropriato la medicina territoriale e i suoi punti di accesso (medicina generale, case della salute), con una pianificazione da rivedere;
– carenza di strutture di lungo-degenza, dove l’anziano con patologie croniche può sostare in attesa di collocazione definitiva dopo il ricovero in Ospedale;
– sovraffollamento dei Pronto Soccorso anche per prestazioni non urgenti, dovuto anche alla difficoltà delle persone di ottenere risposte socio-sanitarie adeguate a livello territoriale e tempi brevi per esami e visite.
– affidamento troppo disinvolto a strutture private di competenze e attività che dovrebbero essere di pertinenza della sanità pubblica, con riduzione dei livelli di cura e assistenza.

L’attuale ospedale presenta diverse criticità: distribuzione degli spazi obsoleta, costante necessità di ristrutturazione e riparazione, costruzione a padiglioni non più funzionale agli spostamenti dei pazienti, strutture e sale operatorie da ammodernare, carenza di parcheggi, per gli operatori, gli abitanti del quartiere, i commercianti della zona.

Il paradosso è la presenza di aree militari ai limiti dell’abbandono nei pressi di barriera Torino, che potrebbero rappresentare la soluzione definitiva al problema posti auto. Sarà davvero impossibile aprire un dialogo con i responsabili dell’Esercito/Ministero?

Il nuovo Ospedale non può e non deve sorgere nella c.d. area 6. È fuori dal perimetro della tangenziale, in un’area agricola destinata a colture improntate alla biodiversità, nei pressi delle vasche di laminazione anti-alluvione e di fianco alla casa circondariale delle Novate. Così come è pensato, il risultato sarà nuovo cemento, nuovo consumo di suolo, altro inquinamento a Piacenza, già oggi una delle arie più inquinate d’Europa.

Abbiamo salutato con entusiasmo l’inizio del corso di laurea di Medicina e Chirurgia in lingua inglese sul nostro territorio, coscienti che bisogna lavorare da subito perché una quota dei futuri nuovi medici trovi attraenti le prospettive, di vita e lavorative, per fermarsi a Piacenza anche finiti gli studi. Che senso ha, in questo contesto, proporre l’ex Ospedale militare come sede della facoltà di Medicina e poi costruire l’ospedale nuovo (dove gli studenti vivono gran parte della loro attività di tirocinio) dall’altra parte della città? Che progettazione complessiva stiamo facendo? Siamo sicuri che questo sia funzionale? Noi crediamo che sarebbe meglio pianificare con oculatezza la sede della facoltà, per evitare disagi e non ottimale impiego delle risorse pubbliche necessarie per i lavori, che restano pur sempre soldi dei contribuenti.

Piacenza merita un confronto pubblico serio e strutturato tra cittadini, istituzioni e professionisti della salute per parlare del futuro della sanità a Piacenza.

Parliamone da oggi, per evitare che gli scenari futuri non ci colgano impreparati.

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