Oltre settanta tra rappresentanti delle istituzioni culturali, associazioni del territorio e scuole attorno agli stessi tavoli per un pomeriggio di ascolto e lavoro condiviso. In serata, in dialogo a Palazzo Farnese, Paolo Verri (Matera 2019), Romina Kocina (GO!2025 Nova Gorica/Gorizia) e Rossella Tarantino (già Commissione europea ECoC).
C’è un momento, nei percorsi di candidatura a Capitale Europea della Cultura, in cui una città inizia a parlare non più di sé, ma con sé stessa. Per Piacenza, quel momento ha preso forma oggi, dentro le sale di Palazzo Farnese, dove per la prima volta operatori culturali, associazioni del territorio, istituzioni si sono seduti insieme intorno alle stesse domande: cosa vuole essere Piacenza nei prossimi sette anni, e cosa è pronta a dire all’Europa.
L’avvio del percorso pubblico
L’occasione è stata l’avvio pubblico del percorso di candidatura della città a Capitale Europea della Cultura 2033, promosso dal Comune di Piacenza con ReteCulturaPiacenza. La candidatura, annunciata alla città nel settembre 2025 in occasione della terza edizione del Festival del Pensare Contemporaneo, entra così nella sua fase di costruzione partecipata: dopo Matera nel 2019 e Nova Gorica/Gorizia nel 2025, il titolo tornerà nel 2033 a una città italiana. Il Ministero della Cultura aprirà il bando nazionale a fine 2026; il primo dossier è atteso per l’autunno del 2027, la decisione finale per la fine del 2028. Tra le città italiane già in corsa figurano, oltre a Piacenza, Torino, Norcia, Viterbo e Siracusa: sarà una corsa lunga sette anni, e Piacenza ha scelto di affrontarla con anticipo, costruendo il dossier insieme a chi la cultura la fa, ogni giorno, dentro la città.
La giornata si è aperta a porte chiuse con un incontro tra ReteCulturaPiacenza e ReteMuseiPiacenza, dedicato a un primo aggiornamento sul percorso e alla presentazione della squadra di lavoro. Subito dopo è cominciato il vero cuore del pomeriggio: il primo workshop partecipativo aperto agli operatori culturali del territorio. Tavoli composti per la massima eterogeneità, facilitatori a guidare il dialogo, e tre fili tematici a tenere il filo: Europa come orizzonte, Cultura, margini e possibilità, Futuro e desideri.
Al termine, una restituzione collettiva: una prima mappa di ciò che Piacenza vuole dire di sé all’Europa.
In serata, il terzo tempo: “Capitali a confronto”, il dialogo pubblico con Paolo Verri, Romina Kocina e Rossella Tarantino, moderato da Linda Di Pietro, direttrice della candidatura.
Iniziamo in largo anticipo
«Piacenza ha scelto di iniziare questo percorso con largo anticipo perché una candidatura a Capitale Europea della Cultura non si improvvisa e non si costruisce in pochi mesi. È un lavoro lungo, che richiede visione, capacità di fare squadra e soprattutto la consapevolezza del patrimonio culturale, umano e creativo che una città possiede già.
In questi anni Piacenza ha iniziato ad aprirsi con maggiore forza a una dimensione nazionale e internazionale: penso al Klimt della Ricci Oddi arrivato fino a Seul, al Fegato etrusco protagonista della grande mostra di San Francisco, al Festival del Pensare Contemporaneo che ha portato in città centinaia di ospiti e migliaia di persone, alla crescita del cartellone del Teatro Municipale, alle mostre di Palazzo Farnese e di XNL, alla valorizzazione del nostro patrimonio religioso insieme alla Diocesi, dal Duomo a Santa Maria di Campagna. Dentro questo percorso c’è anche il nuovo piano strategico di marketing territoriale, che nasce proprio per mettere a sistema le energie, le competenze e le eccellenze di Piacenza.
La visita del presidente Mattarella
La presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Piacenza due anni fa è stata una delle immagini più forti di una città che sta crescendo nella propria capacità di stare dentro grandi reti culturali, istituzionali e internazionali. Oggi non stiamo presentando un semplice progetto culturale: stiamo dicendo che Piacenza vuole imparare a guardarsi con più ambizione, consapevole di avere moltissimo da offrire all’Italia e all’Europa», ha dichiarato la Sindaca Katia Tarasconi.
La candidatura nasce e si appoggia su ReteCulturaPiacenza, la rete istituzionale che da tempo lavora insieme sul territorio mettendo intorno allo stesso tavolo Comune di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Fondazione Teatri di Piacenza, Diocesi di Piacenza-Bobbio, Provincia di Piacenza, Camera di Commercio dell’Emilia, con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna. Non un’aggregazione costruita per l’occasione, ma un meccanismo rodato, con un palinsesto culturale già in corso che la candidatura andrà ora ad ampliare e a dare in eredità alla città nei prossimi anni: dal Festival del Pensare Contemporaneo alle grandi mostre internazionali della Ricci Oddi, di XNL e di Palazzo Farnese, passando per la stagione lirica e concertistica del Teatro Municipale, i progetti di rigenerazione urbana attraverso la street art, le iniziative diffuse nei quartieri e il lavoro condiviso con la Diocesi per la valorizzazione del patrimonio artistico e spirituale cittadino.
Un percorso condiviso è necessario
«La candidatura a Capitale Europea della Cultura non può essere il progetto di un singolo ente o di una sola istituzione: o diventa un percorso condiviso della città, oppure non funziona. Per questo abbiamo scelto di partire così, mettendo attorno agli stessi tavoli associazioni, operatori culturali, scuole, istituzioni e realtà del territorio. Piacenza ha già una rete culturale forte, viva e collaborativa: oggi non stiamo costruendo qualcosa da zero, ma stiamo dando una prospettiva comune a energie che esistono già. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare la cultura in uno spazio aperto, partecipato e capace di parlare all’Europa senza perdere il legame profondo con la nostra identità», commenta Christian Fiazza, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Piacenza.
Il legame al Festival del Pensare Contemporaneo
Il dossier di candidatura sarà costruito dal team curatoriale che da quattro anni accompagna la città attraverso il Festival del Pensare Contemporaneo, coordinato da Alessandro Fusacchia; la direzione è affidata a Linda Di Pietro, project manager culturale con esperienza in grandi processi di candidatura e progettazione europea. Una scelta che non è incidentale: si è voluto affidare il dossier a chi la cultura, a Piacenza, la sta già praticando — portando dentro la candidatura una comunità di lavoro consolidata, un metodo e una rete di relazioni già attive.
Cultura al centro
«Perché un percorso come questo sia davvero fondativo, gli operatori e le operatrici della cultura del territorio devono esserne il centro: ciascuno con le proprie reti, le proprie esperienze internazionali, uno sguardo capace di andare lontano. La sfida è stare nel locale e pensare in grande, allo stesso tempo. E c’è un’idea che vogliamo sfatare fin dal primo giorno: che una città media come Piacenza non possa farcela. Sono invece proprio le città medie, oggi, a raccontare meglio l’Europa che cambia. Piacenza ha tutte le carte per farlo», aggiunge Linda Di Pietro, direttrice della candidatura.
In serata, il terzo tempo: “Capitali a confronto”, il dialogo pubblico con Paolo Verri, Romina Kocina e Rossella Tarantino, moderato da Linda Di Pietro. Un confronto che ha permesso al pubblico di conoscere le sfide e le dinamiche di chi ha già vissuto il percorso appena iniziato a Piacenza.
In chiusura di incontro è stato presentato il logo che accompagnerà questo cammino di avvicinamento alla candidatura. A raccontarne l’idea e lo sviluppo è stato Nicola Bellotti di Blacklemon.
Il prossimo appuntamento pubblico della candidatura sarà all’interno della quarta edizione del Festival del Pensare Contemporaneo, “Attraversiamo”, in programma a Piacenza dal 24 al 27 settembre 2026: un’occasione per restituire alla città il lavoro avviato oggi e per allargare ulteriormente il percorso di ascolto e co-progettazione.









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