Comitato “RinnoviAMO Sarmato” ospite alla 58^ Festa del Salame: “Difendiamo l’eccellenza del territorio dal doppio cigno nero”

In occasione della 58ª Festa del Salame, evento storico recentemente insignito del prestigioso marchio “Sagra di Qualità”, che costituisce motivo di orgoglio per l’intera comunità sarmatese, il comitato RinnoviAMO Sarmato è stato “ospite” della Associazione ProLoco di Sarmato attraverso la collocazione di un proprio gazebo informativo; oltre alla gratitudine nei confronti degli ospitanti, l’intera giornata di domenica 31 Maggio è stata caratterizzata da una campagna informativa capillare per sensibilizzare cittadini e visitatori sul progetto del nuovo impianto di biometano previsto a ridosso del centro abitato, recentemente approvato con il rilascio di una nuova Autorizzazione Unica ambientale, formalizzata da una terza Procedura Abilitativa Semplificata (le precedenti due P.A.S. erano state respinte dall’amministrazione comunale). 

LA NOTA DEL COMITATO “RinnoviAMO Sarmato”

“Mentre celebriamo il gusto e la tradizione che rendono Sarmato un’eccellenza,” dichiara il Comitato, “non possiamo ignorare l’ombra di un ulteriore impianto industriale che sorgerà a poche centinaia di metri dalle nostre case, operativo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno” destinato ad essere ricordato come il doppio “Cigno Nero”. 

In economia e filosofia, il “Cigno Nero” di Taleb rappresenta l’evento raro, imprevedibile e dall’impatto devastante; per la popolazione di Sarmato, questo concetto non è più una teoria, ma una realtà che si manifesta con una gravità doppia e paradossale. Sarmato si appresta a diventare un caso di studio nazionale per un’anomalia urbanistica e ambientale: la coesistenza di non uno, bensì due mega-impianti di biometano da 500 Smc/h.

La presenza di un sito industriale sul territorio

Se la presenza di un sito industriale a 1,5 km dal centro rappresenta già una sfida per il territorio, da anni al centro dell’attenzione mediatica per i disagi odorigeni conseguenti (Società Elevion Group con fenomeno odorigeno riscontrato anche nel tardo pomeriggio di oggi), la realizzazione di un secondo impianto che determina la produzione complessiva di biometano pari a 1.000 smc/h a poco più di 200 metri dall’abitato, tra tutti il più piccolo dei Comuni d’Italia a «fregiarsi» un tale privilegio, configura una stortura che carica una servitù industriale sproporzionata. Non si tratta di normale sviluppo energetico, ma di un evento estremo che:

  • ignora la scala territoriale: un comune di modeste dimensioni non può assorbire l’impatto logistico e ambientale di due giganti del biometano;
  • viola la vivibilità: la vicinanza di poco più di 200 metri dalle case trasforma un progetto industriale in un’ipoteca sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini;
  • crea un precedente pericoloso: accettare questa sovrapposizione significa ammettere che la pianificazione non esiste più, sostituita da una gestione “per cigni neri” dove l’eccezione diventa la regola a danno delle comunità.

E per chi si chiedesse quanti comuni in Italia risultano avere due impianti per la produzione di biometano, ciascuno con una capacità produttiva di 500 Smc/h, si annoverano soltanto i comuni di Quinzano d’Oglio, in provincia di Brescia, il cui modello tipico prevede l’uso di membrane selettive per l’upgrading (separazione della CO₂ dal metano) e alimentazione prevalentemente reflui zootecnici (liquami e letami), colture di secondo raccolto e sottoprodotti agricoli. Seguono il Comune di Bondeno (FE), considerato uno dei siti di produzione più grandi del Nord Italia, con la conversione definitiva a biometano completata nel corso del 2025. Segue il Comune di Paliano (FR) titolare di una Autorizzazione per impianti gemelli da 500 Smc/h ciascuno, gestiti da società veicolo per il trattamento di frazioni organiche o sottoprodotti agricoli oltre agli impianti tipicamente situati all’interno o in prossimità della Zona Industriale di San Nicola di Melfi (PZ) e di Gela (CL).

Segue una Ecco la tabella riassuntiva che mette in relazione la capacità produttiva complessiva dei due impianti (1.000 Smc/h totali) con la superficie e gli abitanti di ogni Comune:

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  • Record Demografico: con 1.000 Smc/h, Sarmato avrebbe un carico pro-capite di 324,68, esattamente il doppio di quello di Quinzano d’Oglio. Questo significa che ogni cittadino di Sarmato “sopporterebbe” teoricamente il doppio della produzione industriale rispetto ai residenti degli altri comuni citati.
  • Pressione Territoriale: sebbene Quinzano resti leggermente più denso a livello di km², Sarmato diventerebbe un caso unico in Italia per concentrazione di impianti in un comune sotto i 4.000 abitanti.
  • Impatto Logistico: un secondo impianto raddoppierebbe il traffico pesante necessario per l’approvvigionamento di biomasse (reflui e sottoprodotti), stimato in diverse decine di mezzi pesanti al giorno, in un’area già sensibile per la vicinanza alla Via Emilia e alla ferrovia.

La situazione di Sarmato

Di seguito le distanze e le tipologie di ubicazione per i casi specifici che dimostrano quanto penalizzata risulterà essere  la situazione sarmatese:

  • Quinzano d’Oglio (BS): Gli impianti sono stati autorizzati in zone agricole periferiche, lontano dal cuore del centro storico. Tuttavia, la loro posizione ha generato preoccupazione tra i residenti delle cascine e delle frazioni limitrofe (come la zona verso Verolavecchia), poiché si trovano in un’area a forte vocazione zootecnica ma punteggiata da abitazioni rurali sparse.
  • Bondeno (FE): Il progetto della Energy Uno si trova in località Zerbinate, una zona prevalentemente agricola situata a diversi chilometri dal nucleo urbano principale di Bondeno, garantendo un’ampia separazione dal centro abitato più popoloso.
  • Paliano (FR): La localizzazione proposta per i progetti di biometano (spesso contesi tra Paliano e Anagni) riguarda aree industriali o agricole marginali come Colle Rampo. Anche in questo caso, le distanze dal centro cittadino sono significative (nell’ordine di vari chilometri), ma le contestazioni locali si concentrano sulla vicinanza a zone di pregio agricolo o a piccoli nuclei di case sparse.
  • Melfi (PZ): Gli impianti sono tipicamente situati all’interno o in prossimità della Zona Industriale di San Nicola di Melfiche dista circa 10-12 km dal centro abitato della città, assicurando una separazione netta dalle aree residenziali. 

Chiediamo, pertanto, che questa insostenibile concentrazione venga riconsiderata: Sarmato non può e non deve essere il sacrificio sull’altare di una transizione che, in questo caso, ha perso ogni connotazione di sostenibilità.

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