Toni Capuozzo su coronavirus: “Quello che stiamo vivendo è peggio di una guerra”

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Toni Capuozzo, giornalista e scrittore italiano è intervenuto ai microfoni di Radio Sound domenica mattina, 22 marzo 2020.

“Vivo come tutti una vita reclusa in casa, esco solo per portare in giro il cane per pochi minuti e ogni tre o quattro giorni esco per fare la coda al supermercato. Naturalmente leggo e mi collego al pc, ho dalla mia il fatto di aver vissuto molte emergenze nella mia vita, avendo visto anche molte guerre”.

Possiamo definirla una guerra?

Tony Capuozzo

“Per certi versi questa è addirittura peggio di una guerra. Le guerre sono tremende, una follia, certo, ma la minaccia è visibile, il nemico è visibile. Senti il rumore degli aerei, il sibilo dei missili: appartiene alla sfera delle minacce tangibili. In questo caso invece il nemico è invisibile e non assedia la città da fuori, non sta dall’altra parte del fronte. Non è entrato nella tua città con un carro armato. Il nemico potrebbe essere all’interno del coniuge. Inoltre i numeri dei decessi sono altissimi, simili a quelli della guerra in Siria”.

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Misure restrittive disattese

Tony Capuozzo

“Io credo che la prima responsabilità sia di coloro che governano, opposizione compresa. Abbiamo assistito a una sorta di fiera delle vanità, spesso anche da parte dei cosiddetti esperti. Prima ci hanno spiegato che era poco più di un’influenza, ci hanno detto che dovevamo andare a mangiare nei ristoranti cinesi per dimostrare che non siamo razzisti, il nostro presidente della Repubblica si è recato in una scuola di bimbi cinesi. Tutto per dire che il pericolo non è il virus, ma il razzismo. Quando un’intera classe politica non fa altro che mandare messaggi discordanti, cosa che continua a fare, perché devo incolpare quello che continua a fare la corsetta pensando solo a se stesso? Certo non sono d’accordo, certo c’è del menefreghismo, però il messaggio è arrivato dall’alto”.

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Misure più restrittive avrebbero potuto risparmiare vittime?

Tony Capuozzo

“Io francamente non so dirlo, perché non conosciamo questo virus. Non so se ci sarebbero stati meno morti. Sicuramente ci sarebbe stato meno intasamento negli ospedali, un contagio meno massiccio. Pare che i numeri della Lombardia siano figli di un week end di due settimane durante il quale le persone hanno continuato a fare quello che fanno di solito”.

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