Movimento 5 Stelle: “Piacenza non ha bisogno solo di un nuovo ospedale, ha bisogno di una sanità pubblica più forte”

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“Nuovo ospedale di Piacenza, il punto non è solo come sarà: il punto è quanto costerà davvero e chi lo pagherà”. Inizia così la nota di Fabio Magistrati, coordinatore provinciale MoVimento 5 Stelle Piacenza.

LA NOTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

All’ingresso di via Taverna dell’ospedale di Piacenza sono affisse due grandi lapidi commemorative. Su quelle pietre sono scolpiti i nomi dei benefattori che, nel corso dei secoli, hanno contribuito con risorse proprie alla realizzazione e alla crescita dell’ospedale cittadino. I primi nomi risalgono al 1484: Bianchi Antonio e Malvicini Fontana Francesco. Poi si arriva al 1.490: Grassi Visconti Donna Ermelinda. E via via fino all’ultimo, nel 1975, il dottor Giovanni Benussi.

Per quasi 500 anni, cittadini piacentini benestanti hanno donato soldi e beni propri per l’ospedale. Era il segno di una comunità in cui esistevano solidarietà, generosità, senso di appartenenza e consapevolezza dei doveri verso il bene comune.

E’ cambiata la società

Colpisce, però, che da circa cinquant’anni non compaia più nulla di così rilevante da essere scolpito nella pietra. È cambiata la società. Si è affermata una visione sempre più orientata al rendimento degli investimenti, alla sostenibilità economica delle operazioni e alla ricerca di ritorni misurabili. Proprio per questo, oggi, davanti al progetto del nuovo ospedale di Piacenza, occorre capire se la strada individuata è davvero quella più efficace, sostenibile e conveniente per rafforzare la sanità pubblica piacentina nel lungo periodo.

Il dibattito è in una fase decisiva

In questi giorni il dibattito sul nuovo ospedale è entrato in una fase decisiva. L’Ausl di Piacenza ha adottato la delibera relativa alla fase 2 del percorso per la progettazione e realizzazione della nuova struttura, approvando gli esiti della procedura per individuare il promotore nell’ambito del partenariato pubblico privato.

La proposta indicata come maggiormente rispondente all’interesse pubblico è quella del raggruppamento guidato da C.M.B. Società cooperativa muratori e braccianti di Carpi, insieme a Siram, Arcoservizi, Impresa Cogni ed Edilstrade Building. L’audizione in Consiglio comunale si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla sanità Massimo Fabi e della direttrice generale dell’Ausl Paola Bardasi.

L’iter procede

Non siamo quindi davanti a un’ipotesi astratta. L’iter procede. Il promotore è stato individuato. E proprio ora la città deve chiedere piena trasparenza. Non basta parlare dei rendering, della modernità della struttura, delle tecnologie, dell’efficienza promessa. Tutto questo può essere importante, ma non esaurisce la domanda principale: chi paga, quanto paga, quando paga e come paga?

L’opera è stimata in oltre 296 milioni di euro, con fondi statali, risorse regionali e una quota privata tramite partenariato pubblico privato. Secondo le ricostruzioni già pubblicate, il contributo privato sarebbe superiore a 160 milioni di euro, a fronte di una gestione trentennale di manutenzione e servizi dell’ospedale.

Il project financing

Questo è il punto che va chiarito fino in fondo. Il project financing, per sua natura, non è beneficenza, ma garantisce al soggetto privato un ritorno economico sull’investimento, attraverso canoni, servizi, remunerazione del capitale e obblighi contrattuali pluriennali. È quindi legittimo chiedere se questa formula, rispetto a un finanziamento interamente pubblico o all’accesso diretto al credito da parte della Regione e del sistema pubblico, sia davvero la più conveniente per la collettività.

Il MoVimento 5 Stelle non è contro il rafforzamento della sanità piacentina, né contro un ospedale moderno, efficiente e sicuro. Chiede però che un’infrastruttura pubblica essenziale venga realizzata dentro un quadro di massima trasparenza, con una valutazione chiara dei costi complessivi, dei rischi, dei vincoli contrattuali e delle ricadute sul bilancio sanitario dei prossimi decenni. Il punto non è demonizzare lo strumento del partenariato pubblico privato, ma capire se, in questo caso concreto, sia la soluzione più solida e meno onerosa per cittadini, Ausl e sanità pubblica.

Vincoli molto rilevanti

Le esperienze già viste in Italia con strumenti analoghi insegnano che il project financing, soprattutto in sanità, può comportare vincoli molto rilevanti se non viene governato con grande attenzione. Il problema non è solo costruire l’ospedale. Il problema è mantenerlo, gestirlo, pagarlo e non compromettere il resto del sistema sanitario. Perché un ospedale nuovo, senza personale sufficiente, con liste d’attesa più lunghe, servizi ridotti e cittadini spinti verso il privato, sarebbe una sconfitta della sanità pubblica, non un progresso.

Per questo chiediamo che il Piano economico finanziario sia reso pienamente accessibile e comprensibile. Vogliamo sapere quale sarà il costo complessivo dell’operazione. Quali canoni saranno pagati. Quali servizi saranno affidati ai privati. Quali rischi resteranno in capo all’Ausl. Quale sarà la remunerazione prevista per i soggetti privati. Quali ricadute ci saranno su personale, reparti, liste d’attesa, medicina territoriale e prestazioni ai cittadini.

Chiediamo inoltre che vengano messi a confronto, in modo trasparente e verificabile, lo scenario del project financing, quello del finanziamento pubblico e quello dell’eventuale ricorso diretto al credito. Solo così i cittadini potranno capire se la strada scelta è davvero la più efficace, sostenibile e vantaggiosa. Sono domande legittime. Anzi, sono domande doverose.

Una sanità pubblica più forte

Piacenza non ha bisogno solo di un nuovo edificio ospedaliero. Ha bisogno di una sanità pubblica più forte, accessibile, sostenibile e vicina ai cittadini. Ha bisogno di investimenti veri nei servizi, nel personale, nella medicina territoriale, nella prevenzione e nella cura. Prima di impegnare la comunità per trent’anni, occorre verificare con serietà tutte le alternative e tutte le condizioni economiche dell’operazione, compresa la sostenibilità di lungo periodo per l’Ausl e per il servizio sanitario regionale, nonché il rapporto tra nuovo ospedale, riqualificazione dell’esistente e continuità dei servizi dell’attuale Guglielmo da Saliceto.

Le lapidi di via Taverna raccontano un’epoca in cui chi poteva donava alla città. Oggi siamo dentro un quadro completamente diverso, in cui un investimento privato in un’opera pubblica deve legittimamente produrre un ritorno economico. Proprio per questo non bisogna confondere il partenariato pubblico privato con una donazione alla comunità, né presentarlo come una scelta neutra senza averne spiegato fino in fondo costi, vincoli e alternative. Non chiamiamolo progresso senza prima aver visto i conti. Non chiamiamola innovazione senza prima aver garantito la sostenibilità della sanità pubblica. Non chiamiamolo interesse pubblico finché i cittadini non potranno conoscere fino in fondo costi, vincoli e conseguenze di questa scelta.

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